Gli zingari padroni di Genova diventano un caso nazionale

(...) Genova, all’attenzione dei colleghi e soprattutto del Governo con un’interrogazione urgente. «Mi ero già rivolto al questore, il dottor Filippo Piritore - ricorda Bornacin -, ma ho dovuto constatare, anche tramite le ripetute segnalazioni dei cittadini, che Genova è sistematicamente luogo di accoglienza di nomadi e rom, sinti e zingari di varia provenienza che imperversano senza essere minimamente perseguiti. Non si tratta di essere razzisti nel giudicare i fatti. E i fatti - insiste il senatore del Popolo della libertà - sono questi. I nomadi si concedono liberamente tutto quello che a nessun cittadino italiano è permesso, senza temere di essere sanzionati ai sensi delle norme vigenti. E inoltre, quando fanno la questua per la strada o pretendono oboli ai semafori, si comportano con un’aggressività che rasenta la violenza. La gente ha paura. È ora di dire basta, ovviamente senza forzature, ma con gli strumenti e i metodi che mette a disposizione la legge. O lo fa il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, che però mi sembra orientata diversamente, oppure - conclude Bornacin - chiederò di intervenire direttamente al sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano». Una battaglia sacrosanta, che però continua a incontrare resistenze anche in settori apparentemente insospettabili, ma in realtà sospettabilissimi, anzi praticamente reprobi passati in giudicato. Il Tg 3, per esempio. Che ha confezionato un «colpo» giornalistico niente male: «Il telegiornale di Rai 3, fazioso come sempre - segnala un attento lettore sul sito web del Giornale - ha intervistato i rom accampati a Molassana per sapere come la pensano sulle decisioni prese in Francia (il Paese che ha rispedito a casa loro decine di malavitosi romeni e ungheresi). Ridicolo. Nessuna intervista, invece, ai cittadini esasperati. Come chiedere a un ladro se è d'accordo col giudice che lo manda in carcere. Ma siate seri - conclude il lettore -, smettetela di travisare la realtà! Un sondaggio attribuisce il 93 per cento di opinioni a favore dei rimpatri. Solo il 7 contro. Se ne accorgerà la Marta alle prossime comunali». È un auspicio condiviso da tanti, non una minaccia. Le minacce sono ben altre. E per sentirle, forti e chiare, basta fermarsi a un semaforo e rifiutare l’innaffiata sul parabrezza o la tangente in moneta. Senza, purtroppo, che ci sia mai uno in divisa a intervenire.