Gli zingari strapagano i terreni per costruirci villette abusive

Ai vecchietti offrono fino a cinque, anche dieci volte il valore di mercato dei terreni. E cosa possono fare gli alacri coltivatori di zolle padane davanti alle borse colme di fresche banconote?
Cedono, naturalmente. Coi tempi che corrono per arrivare a fine mese è come trovare un tesoro zappando. E si mettono l’anima in pace senza più pensare alla pensione. Niente di strano, si dirà, se non fosse che a Corbetta e nelle frazioni del parco Sud Milano i nuovi ricchi sono i rom. Sì, proprio quelli che nella metropoli spesso sopravvivono tra topi e aree inquinate, in provincia si concedono il lusso (invidiabile) di una villa immersa nel verde, o a due passi dalla ferrovia. Qui i nomadi, pronti a offrire talmente tanti euro per questi fazzoletti di terra, una volta divenuti padroni a tutti gli effetti, mica si mettono a seminare pomodori e zucchine. Però fanno crescere pareti, tetti, case. Piantano camper e container. Edificano chalet da fare invidia alla Valle d’Aosta. Basta fare un giro - diurno, raccomandano in paese - nelle campagne di Corbetta ed ecco che saltano fuori almeno sette insediamenti abusivi per centinaia di metri quadrati «occupati», tra un ciuffo di grano e un ramo fiorito. Il Comune continua a chiamarli «campi nomadi», ma stavolta bisognerà rivedere il vocabolario.
Perché in casi del genere pensare a uno sgombero diventa utopia. Le ruspe nelle proprietà private non entrano, la legge vieta di espellere gli occupanti; al massimo, si può far partire una denuncia per abuso edilizio e aspettare che la magistratura o il prefetto diano l’ordine di abbattimento. Conoscendo i tempi della burocrazia italica, gli irregolari possono dormire sonni tranquilli. E continuare l’opera di cementificazione silenziosa.
Il sindaco di Corbetta, Ugo Parini, a capo di una maggioranza di centrosinistra - una rarità nella zona - è ormai assediato dai suoi stessi concittadini. Chiedono sicurezza: controlli a tappeto e allontanamenti. Lui replica: «Non siamo né lassisti, ne accondiscendenti al fenomeno. Abbiamo fatto ordinanze su ordinanze per bloccare le costruzioni non autorizzate. Anzi, ci adoperiamo per fermarli in partenza». È vero, il primo cittadino è andato oltre. Ha caldamente invitato tutti i corbettesi proprietari di terreni agricoli a «evitare di venderli, anche a fronte di offerte particolarmente vantaggiose - persone che non siano operatori del settore e, in ogni caso, a soggetti il cui comportamento potrebbe creare problemi alla collettività». Sarebbe a dire, i rom. Ma non è tutto, l’ultimo giro di vite varato alla vigilia di una manifestazione leghista che ha portato in piazza tanti residenti stanchi di montare filo spinato sul portone, suona alquanto inedito. Parini in persona passerà al vaglio ogni atto di compravendita. «Sono pronto a negare il certificato di destinazione urbanistica qualora la vendita di terreni sia sospetta o esplicitamente attribuibile a favore dei nomadi». Soluzione «forte» ma perfettamente legale, tiene a precisare la sezione locale del Pd. E passi per quel manifesto apparso sui muri del paese: «Padroni a casa nostra... nella legalità», che fa un po’ déjà vu.
Ma sabato scorso il corteo del Carroccio contro l’abusivismo dei rom, in prima fila l’europarlamentare Mario Borghezio, ha ottenuto un effetto indesiderato. La notte successiva, «per ritorsione» dicono i ragazzi col foulard verde, qualcuno ha rubato del rame e danneggiato gli arredi funerari nel cimitero locale. E a Corbetta torna quel clima di paura che due settimane fa l’amministrazione comunale aveva tentato di scacciare con un pranzo a base di cibi tipici della terra di Dracula. Il tutto «in onore» dei 95 romeni (18 i bimbi della scuola primaria) che, ad oggi, risultano iscritti all’anagrafe di Corbetta. A tavola, però, mancavano loro. I «contadini» delle roulotte. Due o trecento persone, raccontano al bar. Difficile quantificare esattamente. Il grano è già troppo alto.