Lo zingaro che tenta sempre il colpo del secolo

Famoso per la «trivela», da piccolo aveva la passione per l’oro. Per il suo passaggio dal Porto all’Inter mancano i dettagli

Dicono che Cristiano Ronaldo abbia imparato da lui, ne sia rimasto sempre un po’ invidioso, anzi lo soffra. Quando Scolari li schierava assieme, Ronaldo s’imbucava sulla destra per fargli vedere come si fa e agli amici di Quaresma questa storia non piace affatto. Comunque Scolari insieme non li vedeva moltissimo, all’Europeo ha preferito Simao e le quotazioni di Quaresma sono precipitate perché a 25 anni se ti chiamano Harry Potter e vivi di rabone, come minimo nel Portogallo devi avere una maglia da titolare. Simao poi. Il fatto è che Ricardo Andrade Quaresma Bernardo è ritenuto un eccentrico, che nel calcio significa capace di tutto, quindi inaffidabile.
Perfino Lazlo Boloni che per lui stravedeva e lo fece debuttare nello Sporting, lo chiamava Mustang. Gli amici lo spiegano dicendo che è come un cavallo di razza, indomabile. I detrattori lo traducono semplicemente come cavallo pazzo. E adesso salta nuovamente fuori la storia del Barcellona, 22 presenze e una sola rete nella Liga proprio nell’anno dell’avvento di Laporta e Rijkaard, e dell’arrivo di Ronaldinho. Il Barça a un certo punto è in fondo alla classifica e lui fuori squadra, allora va da Juan Laporta e gli fa: «O io o Rijkaard». Gli è andata male, ma aveva vent’anni, magari adesso è maturato.
Però gli è rimasta addosso la puzza di calciatore fumoso, immaturo, bizzarro, insomma un pacco che il Barcellona rimanda al mittente. Ma al Porto, per avere in cambio Deco, contenti loro, due titoli in quattro anni, anche se sgancia tante trivele e segna poco, anzi pochissimo, mai in doppia cifra. E poi resta sempre uno indefinito, anche la sua famosa giocata di esterno destro, la trivela, dipende da chi la interpreta: per gli amici è il colpo del secolo, una palla che parte e finisce dove meno te lo aspetti, geniale. Per i suoi detrattori è solo un modo per mascherare la completa mancanza del sinistro. D’altronde è zingaro, e ci tiene a farlo sapere, fiero di questa diversità culturale che gli concede un pass eterno alla follia. Un giorno al suo presidente che gli rimproverava un comportamento un po’ troppo eccentrico, gli fa: «Se il Portogallo fosse governato da noi cigani andrebbe meglio», e via. Moratti a questa gente si affeziona. E poi il ragazzo ha anche sofferto, il babbo lo ha mollato che era troppo piccolo, la mamma angolana ha lavorato duro ma lui è cresciuto così, magari con dei traguardi che non erano esattamente quelli degli altri ragazzini della sua età, ma a otto anni era nel vivaio dello Sporting, forse solo quello dell’Ajax è meglio. Bravo Ricardino che voleva giocare a hockey a rotelle, diventare una nera di karate e infilarsi al collo tanto oro e invece porta a casa 10mila escudos al mese per fare gol. È il nuovo Futre, no, è Figo, ricorda Rui Costa, è meglio di Ronaldo, no, è solo un esaltato che si fa beffa degli avversari, doppio passo, finte e controfinte, per ubriacarsi basta vedere i filmati delle sue reti, si va fuori giri gratis. Su uno dei tanti blog c’è un tifoso juventino che scrive: «Lui è un talento assoluto, uno di quelli che nascono ogni 20 anni. È superiore a Cristiano Ronaldo nei fondamentali, nel tiro e nel dare la palla di prima. Spero di vederlo alla Juve». Un milanista fa: «Perché non lo prendiamo e lo mettiamo al fianco di Kakà e altri nove a caso?».
Adesso è al centro di un conclave medico che si sta chiedendo come sia possibile che negli ultimi trenta giorni abbia sofferto di problemi intestinali, mal di denti, caviglie gonfie, attacchi di panico, otite e orchite, tutti sintomi manifestatisi alla vigilia delle partite estive del Porto, il suo attuale club. I suoi amici dicono che può succedere e non c’è niente di male. I suoi detrattori lo hanno accusato di voler andare all’Inter, e questa volta hanno avuto ragione loro. Ma solo questa volta.