Alla Zisa rifiorisce il giardino degli arabi

Tra allori e aranci, riaperte le antiche vie d’acqua di uno dei più celebri monumenti di Palermo, nato quando la città veniva chiamata «Al aziz», la Magnifica

Palermo
Ci sono voluti diciannove anni, ma alla fine il Castello della Zisa, costruito a Palermo da re Ruggero e abitato a lungo da Federico II, riavrà il suo Genoardo, l’antico parco di caccia dei Normanni che circondava tutta la zona del Castello. Da oggi si entrerà per visitare le sue magnifiche stanze (oggi museo di reperti di civiltà islamica) attraverso la «via dell’acqua». Una lunga serie di vasche e di zampilli, un sebil con l’acqua che tracima per 136 metri, porteranno dritto all’ingresso del castello, alla sala della Fontana, attraverso il giardino costruito con precisione millimetrale e che racconta la storia della Sicilia attraverso le sue piante: non solo le palme, ma le tamerici, gli allori, il carrubo, gli olivi e i gelsomini e le arance amare, circondate dal rosamarino e dalla menta. Profumi mediterranei per entrare nella reggia che più di tanti altri monumenti è la sintesi delle civiltà che hanno attraversato la Sicilia. Soprattutto in quel periodo quando Palermo veniva chiamata Al aziz, la magnifica.
«Abbiamo iniziato a progettare nel 1986, su incarico di un assessore socialista, Turi Lombardo, ai tempi del pentapartito», racconta Salvo Lo Nardo, uno dei due architetti che, con Luigi Trupia, ha realizzato il giardino. Il terzo, Pippo Caronia, il grande professionista che ruppe gli schemi del restauro inserendo il cemento armato per «non imitare» ciò che c’era un tempo, è nel frattempo morto.
Il finanziamento è arrivato dopo dieci anni nel 1996, con Luca Orlando sindaco. Burocrazia, fallimenti della ditta che lavorava, intoppi di ogni genere, nel 2004 la decisione del sindaco della Cdl, Diego Cammarata, di portare a termine i lavori. Finalmente laddove c’era una discarica abusiva, nasce il parco di Al aziz. «Il nostro è un progetto nuovo - spiega sempre Lo Nardo - elaborato dopo tante discussioni con il nostro maestro, Pippo Caronia. L’acqua della Zisa quando fu costruita aveva un altro percorso: si raccoglieva nella sala grande e attraverso vari canali giungeva nella sala della Fontana, nella peschiera del giardino antistante sino alle terme costruite dietro il palazzo». Opere idrauliche nelle quali gli arabi furono maestri. Adesso, seguendo lo schema geometrico del Castello, a cui si sono aggiunti una fila di «dammusi» e la porta barocca della fontana Mursia, si è aggiunta una nuova opera, la via dell’acqua, costruita con tecniche e logiche degli anni 2000. Una definizione architettonica comunque di chiara ispirazione islamica, che vuole riportare il Castello della Zisa (anche questo riaperto al pubblico solo dieci anni fa) allo spirito voluto dai suoi fondatori, Guglielmo il Buono e Guglielmo il Malo, che lo fecero costruire - loro, normanni, a maestranze arabe - e Federico II che lo abitò a lungo. Luogo di incontro di varie culture e diversi linguaggi. Non a caso dentro il palazzo è esposta una stele funeraria in quattro lingue, quelle parlate nel 1100 a Palermo: il greco, l’arabo, il latino, l’ebraico.