Zitti e mosca sulle malefatte di Onu e Unione Europea

Leggo che Bruxelles, nel senso di Unione Europea, è «allarmata» e «preoccupata» per le vicende delle scalate bancarie. Leggo anche che Bruxelles «vigila», che intende vederci chiaro e che vuole «spiegazioni». Ma la predica non viene da un pulpito un po’ chiacchierato? Ricordo male o la Commissione europea è stata ripetutamente investita da scandali di natura finanziaria (mazzette) e morale (molestie sessuali)? Ci risiamo con le travi e le pagliuzze?


Ci risiamo, caro Galante, ma è come se non ci fossimo mai stati. Soprattutto qui da noi - nell’Italia sempre pronta a tenere lezioni di morale, a indignarsi, a denunciare - quando le malefatte riguardano le istituzioni internazionali, gli embrioni del vagheggiato supergoverno mondiale, idea fissa di quelli col compasso e il grembiulino, zitti e mosca. Eppure dovrebbe accadere il contrario: avendoli eletti a tabernacoli di ciò che retto, opportuno e conforme a giustizia oltre che equo, solidale e politicamente corretto, ogni eventuale loro marachella dovrebbe sdegnare più di cento misfatti italici. Prenda, caro Galante, il tabernacolo dei tabernacoli, l’Onu. Al quale le Vispe Terese Progressiste di mezzo mondo attribuiscono il potere quasi divino e anzi, divino senz’altro, di legittimare una guerra, che se condotta sotto il suo stendardo non è più tale, ma intervento umanitario e/o pacificatore. Be’, anche senza aver dovuto ricorrere alle intercettazioni telefoniche o alla solerzia inquisitiva d’un pool di magistrati di rito meneghino, s’è scoperto che il Palazzo di Vetro è una fogna. E non perché nella Commissione per la tutela dei diritti umani siedano, avendola anche presieduta, rappresentanti di Stati altissimamente canaglia, di satrapi e dittatori che con i diritti umani ci giocano a calcio, prendendoli conseguentemente a pedate. Non perché due terzi dei suoi membri disattengano platealmente al presupposto indicato nella Carta onusiana, il regime di libertà e di democrazia, o per la scandalosa latitanza dal suo ruolo di «gendarme della pace» (in compenso, a seguito di certe dichiarazioni di Francesco Saverio Borrelli, ex capataz della squadra Mani Pulite, si preoccupava di inviare in Italia un ispettore, il malese Dato Param Cumaraswamy, del quale non si hanno più notizie e meno che mai se ne hanno della sua relazione). Risulta essere una fogna per il succedersi di scandali finanziari (tangenti) e morali (molestie sessuali) che ne scuotono - che ne dovrebbero scuotere - la credibilità fino alle fondamenta.
Proprio in questi giorni una commissione di inchiesta sta scoperchiando una pentola, un pentolone, doppiamente puzzolente: primo perché è venuto fuori che certe mazzette intascate da alti funzionari delle Nazioni Unite erano costituite da soldi destinati a medicinali e alimenti per i bambini iracheni. Secondo per l’entità delle mazzette: 21 miliardi di dollari. In questa sporca faccenda si ritrova coinvolto il cipriota Benon Sevan che l’ineffabile Kofi Annan volle, fortissimamente volle, a capo del programma «Oil for Food», benzina in cambio di cibo, che l’Onu predispose per rendere meno inclemente l’embargo petrolifero ai danni dell’Irak di Saddam Hussein. Con «Oil for food» è girata la colossale cifra di 65 miliardi di dollari. Larga parte dei quali sono finiti nelle tasche di Saddam (che poi li ridistribuiva ad «amici» di mezzo mondo, anche italiani, anche con la tonaca o il saio) e di una masnada di avvoltoi fra i quali il succitato Sevan; il figliolo di Annan, Koyo; il cognato di Butros Ghali, l’ex segretario delle Nazioni Unite e altri bei nomi e cari parenti della nomenklatura onusiana. Eppure tutto ciò sembra non turbare il sonno dei politici e degli intellettuali che idolatrano l’Onu, modello, a sentir loro, di virtù e di senso morale. Fessi, ma fessi col botto, o impostori?
Paolo Granzotto

Ps: se può sussistere un dubbio - fessi o impostori? - sugli idolatri dell'Onu, nessuna perplessità su quanto si comanda, si ordina nella IX sura del Corano che, per praticità, qui riporto: «Annuncia a coloro che non credono un doloroso castigo. Quando siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate. Catturateli, assediateli e tendete loro agguati».