Per zittire Berlusconi la Rai censura perfino le repliche

P er i nuovi governanti della sinistra il disprezzo per gli oppositori, la violazione della libertà d’espressione e l’abuso del servizio pubblico radiotelevisivo costituiscono, sì, una vocazione, ma sono anche la conseguenza di un Dna politico particolare, che determina pulsioni incontrollabili alla sopraffazione. Si dirà che nella maggioranza ci sono anche dei cattolici sedicenti moderati che nacquero centristi, ma sono ragazzi timidi e poi, in fondo, a loro non dispiace che gli alleati più determinati facciano il gioco duro e sporco.
La pressione censoria del governo che ha costretto la Rai a non mandare in onda la replica di un’intervista di Silvio Berlusconi a Telecamere, è un episodio molto grave e, insieme, molto stupido che dimostra la pochezza della nomenklatura di sinistra-centro. Nell’intervista il leader della Cdl ribadiva posizioni già espresse con energia: che il controllo sulle elezioni rivelerà che l’Unione in realtà non ha vinto; che il governo è nato elefantiaco dopo un tragicomico parto nella clinica Cencelli; che dopo il referendum la Cdl dialogherà con l’opposizione soltanto se vincerà il «sì».
Ebbene, per i talebani del governo e della maggioranza, Berlusconi è sempre blasfemo e quindi le sue parole, ove possibile, vanno censurate, circondate col silenzio forzato e profilattico che deve accompagnare il pensiero eretico.
Curioso. I nuovi principi si affannano a proclamare che Berlusconi è vinto, ma hanno una maledetta paura di quel che fa e dice.
Le interviste di Telecamere di solito vengono trasmesse al mattino di domenica e replicate a notte. Ieri la trasmissione mattutina è andata in onda, poi l’ufficio censura si è attivato ed è cominciato il martellamento sulla Rai: siccome siamo in campagna elettorale – siamo sempre in campagna elettorale – sarebbe stato meglio non turbare gli elettori e non disturbare i manovratori. La Rai coraggiosamente ha ubbidito e la replica prevista non c’è stata.
Qualche domanda. Non si sapeva anche prima di ieri che presto si voterà? I programmi di un certo tipo non servono proprio a far conoscere il pensiero dei politici? Perché domenica scorsa l’intervista a Di Pietro è andata in onda due volte? Che senso ha discriminare i telespettatori del mattino da quelli della notte?
I censori sono sempre ridicoli, ma non per questo cessano di essere pericolosi. A mettere il bavaglio a Berlusconi sono stati quei personaggi che qualche mese fa sostenevano che il centrodestra aveva imposto al Paese il regime. Regime, regime, regime: si beavano di questa parola perché sognavano il loro. Quello che si va costruendo, silenzio dopo silenzio.