Zoeggeler nella leggenda In slittino ha vinto più di tutti

Il carabiniere altoatesino eguaglia il record di vittorie in Coppa del mondo (33) di Hackl e Prock. E pensa già alla prossima gara

In uno sport, lo slittino, che il 99 per cento degli italiani, in pratica tutti quelli che parlano italiano e non tedesco, scopre solo ogni quattro anni per via delle medaglie olimpiche, un carabiniere di 32 anni (trentatré il prossimo 4 gennaio) ha allungato i confini della sua leggenda. Ieri infatti, quando in Europa era ancora notte, Armin Zoeggeler ha vinto in Giappone la 33ª gara di coppa del mondo della carriera, precedendo di un qualcosa che a occhio nudo è impossibile distinguere (quanto durano 84 millesimi di secondo?). Ha così eguagliato il record fissato nel tempo dal tedesco Georg Hackl e dall'austriaco Markus Prock.
Sono loro le leggende, soprattutto Zoeggeler e Hackl, con Prock che, un po’ come Gimondi nel ciclismo per via di Merckx, ha avuto la sfortuna di vivere nell’epoca segnata dall’immensità di Hackl, capace di vincere tre titoli olimpici consecutivi (1992-94-98). Beffa nella beffa: quando ai Giochi 2002 ha «frenato», Georg ha saputo lo stesso tenere l’austriaco alle spalle, uno secondo e l’altro terzo, entrambi superati dall’azzurro, avviato alla completa maturazione.
L’azzurro è stato primo anche il febbraio scorso a Torino, quando Hackl, settimo a 39 anni compiuti, non aggiunse nulla alla sua gloria, se non una nota di tristezza perché i fenomeni devono esserlo anche nel capire quando è venuto il momento di ritirarsi. E come nel calcio ci si domanda chi sia stato più bravo, se Pelè o Maradona, nello slittino il dubbio è tra Hackl e Zoeggeler. Per il tedesco 3 ori e 2 argenti olimpici, 10 titoli mondiali (ma solo 3 nel singolo) e due coppe del mondo. Per l’italiano 2 ori, un argento e un bronzo ai Giochi, 5 allori iridati (tutti nel singolo) e altrettante coppe del mondo, sei tra breve perché a Nagano ha ipotecato, con tre successi in quattro prove, quella del 2007 e proprio sulla pista dove in passato ha perso il titolo olimpico e vinto giusto i campionati italiani, quelli del ’97.
Quest’ultimo dato evidenzia i limiti di una disciplina che da noi vive di poco (lo stesso Armin ha iniziato la stagione senza lo sponsor, perché in estate il suo è fallito) e quel poco lo spende all’estero perché la pista artificiale è arrivata solo per via di Torino olimpica e ancora non ha gettato semi lontano dalle valli bolzanine, dove anche quando si è strafelici non si esplode d’idiozia come il primo dei calciatori dopo un gol qualsiasi. Anche ieri, poche parole per Zoeggeler: «Quando mi paragonano a Prock e Hackl è un onore per me anche perché ho vinto su una pista, quella di Nagano, che non ho mai amato. Quando in autunno si avvicinavano le gare, pensavo agli obiettivi e uno era di vincere qui, perché era un tabù che iniziava a pesarmi».
Missione compiuta per questo atleta di 181 cm e 84 chili di peso forma che guarda ancora lontano: «A Natale riposerò poco, c’è la vittoria numero 34 da raggiungere». Non male, del resto il suo soprannome è Il Cannibale. Non è mai sazio, un perfezionista che cerca il risultato complessivo più che la velocità assoluta. In Giappone ad esempio, ha vinto senza mai far segnare il migliore tempo nelle due discese, un computer che già pensa all’appuntamento del 6 e 7 gennaio a Koenigsee in Germania, pista domata già sei volte, la prima undici anni fa, l’ultima l’inverno scorso.
Tutto ebbe inizio a sette anni, lui di Foiana, una frazione di Lana, dopo Bolzano e prima di Merano: «Ma era uno slittino da pista, lo usavo per andare a scuola perché il maso di famiglia è due chilometri più in alto rispetto al paese e in inverno c’è la neve». La svolta da ragazzo: «Quando avevo 14 anni provai un modello da pista artificiale e non me ne sono mai separato. Io sono uno a cui piace la vita semplice della montagna, è la gente che mi vede come un fenomeno e mi dipinge in maniera incredibile. Però sono anche un concentrato di adrenalina che riesco a scaricare solo scendendo con lo slittino». Ironia della sorte, insensibile al fascino del calcio, adora «tutti gli sport dove c’è un motore che gira a mille».