Zoeggeler, sogni d’oro dell’eterno scontento

Perfezionista: ha fatto il record della pista ma non si è piaciuto

Maria Rosa Quario

da Cesana Pariol

Missione compiuta. Ma solo a metà. Il bello deve ancora venire. Armin Zoeggeler è al comando dopo le prime due manche della sua gara di slittino, sono passati quattro anni e la storia si ripete, anche se stavolta l’avversario da battere sarà il russo Albert Demtschenko e non il leggendario Georg Hackl.
A Park City, nel febbraio del 2002, Armin aveva chiuso al comando la prima giornata con 15/100 di vantaggio sul tedesco, imbattuto da tre olimpiadi, e con una terza manche da favola aveva ipotecato la medaglia d’oro. A Cesana Pariol, ieri sera, Armin ha chiuso al comando la prima giornata della sua quarta olimpiade con 158 millesimi di vantaggio sul nuovo rivale, il russo gigantesco con la faccia da bambino e quel nome non da russo, Albert, abbinato a un cognome impronunciabile, Demtschenko. Slittino azzurro per Armin, slittino verde per Albert, stessa cura maniacale nell’asciugarne i pattini a discesa conclusa, con un sorriso per il russo, con la solita espressione imperturbabile e imperscrutabile per l’azzurro, pizzetto nero e la faccia di un eroe buono dei fumetti.
Gli fai un cenno e lui ricambia con un sorriso, ma non parla, solo ai microfoni Rai si è detto soddisfatto per la posizione raggiunta, ma non per la qualità delle sue due discese, anche se nella seconda è arrivato il record della pista, 50 secondi e 414 millesimi. Per lui parla Marco Andreatta, dt degli azzurri nonché uomo che conosce Armin meglio di tutti, essendo arrivato nel giro dello slittino italiano dopo un’esperienza come suo preparatore atletico personale. «Armin voleva essere al comando per partire primo nella manche numero tre, scendere con la pista pulita è importantissimo. Le prime due manche sono state buone, ma può migliorare nella spinta e nella curva 4, quella che in prova gli aveva causato dei problemi e il successivo ribaltamento».
Sentire parlare dei vantaggi della pista pulita mette un po’ i brividi, perché volendo analizzare attentamente questa prima giornata si capisce che Demtschenko è stato un fenomeno ad arrivare così vicino a Zoeggeler, nella prima ma soprattutto nella seconda manche, quando ha preso il via per 25°, ben 18 concorrenti dopo l’italiano. Il problema del russo fresco campione d’Europa (proprio davanti a Zoeggeler) è che ha perso il primo gruppo di merito per due cadute nelle ultime gare di coppa. Tredicesimo al via nella prima prova, si è ritrovato 25° nella seconda in virtù dell’inversione dei gruppi, ma oggi, con l’ordine di partenza stabilito in base alla classifica, scenderà subito dopo Armin e con la pista uguale vedremo davvero chi è il più veloce.
Sulle tribune a lato della zona di frenata ieri non si sono viste bandiere italiane, i più rumorosi ed entusiasti erano i canadesi, i russi e gli statunitensi, ma oggi forse arriveranno anche gli italiani, attratti dal profumo della medaglia. Non che ad Armin interessi più di tanto, lui pare talmente concentrato sulla sua slitta e sulle sue sensazioni da dare l’impressione di non vedere più in là della punta delle sue scarpette, ma se oggi dovesse confermarsi forse un gesto di esultanza gli scappa.
Demtschenko fa paura. Fa paura perché ieri è andato fortissimo pur con il chiaro svantaggio della pista rovinata, fa paura perché i suoi 95 chili gli permettono di non doversi gravare della zavorra e quindi di essere più esplosivo e incisivo nella fondamentale fase della partenza, fa paura perché il suo peso lo favorisce anche nel tratto finale. Zoeggeler di chili ne pesa 84, e sono 11 di meno, usa però una sorta di mutanda zavorrata con cinque chili, ma resta sempre in svantaggio di sei. Sarà quindi la sensibilità di guida a stabilire chi sarà il nuovo campione olimpico di questa disciplina, sorta di formula uno del ghiaccio in cui si guida con i piedi, ma in realtà si sente la pista con il sedere.