Zona, la «dieta» dei campioni Ecco i segreti del mangiare sano

Donne in fila, alle Messaggerie, per conoscere ricette e disciplina alimentare della biologa Gigliola Braga

Pamela Dell’Orto

Una signora si avvicina al banco improvvisato della dottoressa Gigliola Braga alle Messaggerie Musicali e le stringe la mano: «Sono venuta qui per ringraziarla, lei mi ha cambiato la vita». Subito dopo arriva Giorgia. Anche lei vuole stringere la mano alla dottoressa: «Grazie, mi fa un autografo e una dedica?». Giorgia ha perso dieci chili, «ma non solo: questa dieta mi dà più energie. Ho trovato il cibo giusto per me, che lavoro tutto il giorno e non riuscivo a gestirmi». Mentre la dottoressa prende le misure e pesa una ragazza per scoprire quale sia la sua massa grassa e per trovare il «regime alimentare» che fa per lei, Francesca (magrissima) dice che questa dieta la usa «per regolare le energie: prima ero colta da attacchi di fame ricorrenti».
La dieta «miracolosa» è la Zona. Quella che la biologa nutrizionista Gigliola Braga ha importato dagli Usa otto anni fa, «adattandola alle esigenze e all’alimentazione italiana» e ora ha mappato, spiegato e documentato in un volume, Il grande libro della Zona italiana (Sperling & Kupfer, 388 pagine, 16 euro). Quella che in America ha già conquistato Hollywood e dintorni e in Italia ha messo «in riga» diversi atleti - prima fra tutti la campionessa olimpica di scherma Valentina Vezzali -, compresi i giocatori della Juventus, che la dottoressa segue da due anni e mezzo.
Una dieta che si basa su studi medici e scientifici. E che sta diventando per sempre più italiani un vero e proprio stile di vita. Anche e soprattutto perché «non viene seguita solo per dimagrire, ma anche per riequilibrare le energie, ritrovare la concentrazione, potenziare le difese immunitarie, restituire un sonno davvero ristoratore» (oltre che per rendere più lucida la pelle e più folti i capelli). Alla faccia di chi, per rientrare nei vecchi jeans, va avanti a insalate e poi si sente venir meno proprio nelle situazioni in cui dovrebbe «rendere» di più. Il principio è molto semplice e ce lo spiega la dottoressa (ieri alle Messaggerie per diffondere il «verbo» della Zona): «Finora per dare energia erano usati i carboidrati. Un errore perché più carboidrati si mangiano, più insulina si produce nel sangue: questa si esaurisce in fretta e lascia un senso di vuoto». In poche parole: più pasta e pane si mangiano, più se ne mangerebbero. «Se integriamo invece i carboidrati a proteine e grassi nelle giuste percentuali, otteniamo un giusto equilibrio e non avremo attacchi improvvisi di fame».
Un passo in avanti rispetto alle abitudini mediterranee che come piatto forte propongono spaghetti e risotti «ma spesso dimenticano le virtù del pesce, ricco di Omega 3». Senza eliminare i primi piatti, la Zona «impone» un pasto o uno snack ogni cinque ore ricco di proteine, ma anche di grassi: «Perché eliminarli del tutto?».