È una zona spaccata a metà, da un lato i Navigli e i quartieri ricchi, dall’altro le torri di via dei Missaglia e la «baia del Re», regno della microcriminalità Gratosoglio e Stadera, il degrado abita qui Ci sono famiglie che occupano illegalmente i

Gli anziani: «Non c’è spazio sui marciapiedi, troppe auto»

Gianandrea Zagato

Il panorama del Gratosoglio non è dei più esaltanti. Auto abbandonate perfino sulle aiuole, rifugio per drogati e senzatetto. «Soprattutto extracomunitari» dicono alcuni anziani che si ritrovano al circolino dello Spi-Cgil nell’unico spazio, sociale del Gratosoglio. Qui l’offerta «ricreativa» è pari allo zero se si esclude quel bar che è spesso finito nel mattinale di via Fatebenefratelli per gioco d’azzardo.
«Siamo abbandonati a noi stessi. Percorrere a piedi quel reticolo di strade che da Via dei Missaglia entra tra le “torri”, è impossibile: non solo bisogna fare lo slalom tra le automobili che occupano l’intero marciapiede ma bisogna pure tapparsi il naso per l’odore nauseante». Torri alte anche venti piani che segnano il confine di Milano, «non è certo un bel biglietto da visita per chi arriva da sud», «c’è chi vive prigioniero in casa perché gli ascensori delle “torri” sono spesso guasti o fermi per manutenzione». Leit motiv conditi dalla rabbia di chi vive in una brutta periferia, dove sorgono blocchi di cemento con tanti piccoli buchi chiamati appartamenti. È il replay di Stadera, a nemmeno un chilometro in linea d’aria: anche lì ci sono famiglie che occupano illegalmente interi pianerottoli e la gente onesta resta in silenzio per paura.
Sulle scale ci si droga, si spaccia e si portano perfino gli animali a fare i loro bisogni. «Anche gli umani li fanno sulle scale e in cortile» confida un vecchietto che trova il coraggio di dire qualcosa. Andare dai ghisa di via Palmieri è inutile, anche loro preferiscono non vedere e quando vedono non sanno davvero che fare, «sa, siamo quotidianamente minacciati». Idem gli ispettori anti-abusivi dell’Aler, che sullo Stadera e sul Gratosoglio hanno un armadio pieno di segnalazioni, denunce e interventi: «C’è un’anziana signora che si è fatta costruire una gabbia di ferro sul balcone e, adesso, vive con più tranquillità ma a uscire non ci pensa». Fuori dalle quattro mura domestiche ancora desolazione: palazzi a pezzi, parchetti trascurati e zero servizi come zero sono i negozi di vicinato, «panetterie e macellerie hanno chiuso, impossibile sopravvivere nel regno della microcriminalità, la Baia del Re (lo Stadera) è sempre il peggior quartiere».
«Gli abitanti di Stadera, Savoia, Spaventa chiedono attenzione, una risposta ai problemi e all’isolamento sociale» recita un volantino diffuso dai parrocchiani di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa. «L’ex prefetto Bruno Ferrante prometteva interventi a raffica e noi, del comitato, gli credevamo, ma quei cartelli con lo slogan “Stadera ti amo” si sono ingialliti e le promesse sono rimaste promesse» sostengono quelli del comitato di quartiere.
Tutti debbono quindi fare ancora la loro parte, è chiaro. Anche se, qui, ci si è un po’ stancati di aspettare. Come quelli che nell’area Dionigi, dove la città diventa campagna, attendono il ripristino della legalità: non è infatti più possibile convivere con quegli spazi occupati da rom, albanesi e kosovari, «i nostri problemi sono già tanti e, adesso, siamo anche all’emergenza sociale tra delinquenza e fogne che esondano». Problemini di chi non ne può più di vedersi i topi entrare in casa, l’auto massacrata nel cuore della notte e, poi, aumentare la distanza dall’altra faccia del zona 5 – Vigentino, Chiaravalle, Gratosoglio -, da quel viale Beatrice d’Este che è un altro vivere.
«Dovrebbero moltiplicarsi le pulizie, estendersi i trasporti pubblici, specie di sera e di notte, il Periferometro segna sempre rosso» annota Giuliano Kasan dell’associazione San Dionigi.