Zoro: "Torno per combattere il razzismo"

Dal mio gesto la situazione, in Italia, è peggiorata

Lui fu l'antesignano. Quando prese il pallone sotto il braccio per dirigersi verso la panchina, con le orecchie e il cuore indolenziti dai beceri ululati dei tifosi dell'Inter, sembrò quasi voler spiegare al mondo che ad essere contro l'uguaglianza per motivi di razza o di colore è un po' come vivere in Alaska e odiare la neve. Sono trascorsi quattro anni da quel Messina-Inter, nel frattempo Marc Zoro, 26 anni, gendarme della difesa di passaporto ivoriano, ha lasciato l'Italia per approdare al Benfica che recentemente l'ha girato in prestito al Vitoria Setubal. In Portogallo, paese in cui la convivenza tra lusitani e immigrati di Angola e Mozambico è minata dagli estremismi del Partito nazionale rinnovatore, Zoro è diventato l'icona delle battaglie contro la xenofobia. Somos todos Marc Zoro e dizemos não ao racismo recita lo striscione che campeggia allo stadio Bonfim, fortino del Vitoria.
Se l'aspettava questa accoglienza in Portogallo?
«L'affetto dei tifosi mi ha reso felice, però i deficienti pullulano anche a queste latitudini. Durante le partite si sentono spesso fischi nei confronti di calciatori africani o di colore in genere».
In Italia nel frattempo è riesploso il caso Balotelli.
«Di nuovo? Onestamente ero rimasto fermo ad un anno fa. Tutto questo è impressionante. Chi insulta Mario non ha niente da condividere col pallone. Il calcio è una grande famiglia, è unione di razze e colori. Nel caso Balotelli il razzismo si mescola al desiderio di irretire il giocatore fino a comprometterne il rendimento in campo».
Dal suo gesto durante Messina-Inter insomma non è cambiato nulla.
«Purtroppo la situazione è peggiorata. C'è molta ignoranza in alcuni atteggiamenti. I tifosi della Juve che insultano Balotelli sono gli stessi che applaudono Sissoko, senza rendersi conto che gli ululati nei confronti di Mario sono un'offesa anche per Momo e per tutti gli altri calciatori di colore in campo».
Quindi lei non tornerebbe più in Italia.
«E invece no, mi piacerebbe tantissimo. È il campionato più competitivo in assoluto. Sono arrivato al Benfica con problemi fisici, ma da un po' di mesi sono in splendida forma. Ancora più forte di quando giocavo a Messina».
Non pensa che potrebbe diventare il bersaglio di certe frange estremiste?
«Ho la coscienza a posto e non ho paura di nulla. I club e le federazioni devono avere il coraggio di reagire. Di fronte a certe intolleranze le partite vanno fermate. E se dovesse accadere domani sera a Torino io credo che sarebbe giusto sospendere la gara».
Già, Juventus-Inter. In Italia è un po' la madre di tutte le partite. Un pronostico?
«L'Inter non deve fidarsi della Juve in difficoltà. L'orgoglio verrà fuori e sarà una partita spettacolare con parecchi gol».
Oggi ci sono i sorteggi mondiali, cosa prevede per la sua Costa d'Avorio?
«Di non finire nel girone dell'Italia. Vogliamo fare un po' di strada, ma se troviamo gli azzurri il nostro cammino potrebbe compromettersi. Io in Sudafrica ci sarò. Ho avuto in tal senso garanzie dal mio allenatore, il serbo Halilhodzic, che tra l'altro è uno che si batte per l'integrazione razziale con grande forza d'animo. Di persone come lui ce ne vorrebbero nel calcio, anche e soprattutto italiano».