Zosi, il giovane violinista scopre la filosofia

Di anni ne ha pochi, diciannove, di cui buona parte spesi a far quadrare il tempo: sottoposto a calcoli infinitesimali. Perché non è da tutti, anzi da pochi soprattutto considerati i tempi, ritrovarsi a questa età con una carriera violinistica ben avviata, il problema del diploma di strumento già risolto, e alle soglie della Maturità.
Stiamo parlando di Edoardo Zosi, violinista di Milano, noto al pubblico della Società dei Concerti che periodicamente lo inserisce le proprio cartellone.
Così Edoardo torna nella sala del Conservatorio questa sera alle 21, per il Concerto in re maggiore di Beethoven con la Nordwestdeutsche Philharmonie condotta da Frank Beermann, la quale nella seconda parte della serata proporrà – sempre di Beethoven – la Settima Sinfonia.
Da quanto hai in repertorio questo Concerto?
«Da circa un anno».
É un punto d’arrivo per ogni violinista…
«Sì, anche perché è un concerto molto sinfonico, richiede una perfetta fusione fra solista e orchestra».
Orchestra che già conosci?
«La sto conoscendo nel corso di questo tour che ci porta in Svizzera e in Germania».
Quale Concerto vorresti affrontare dopo?
«Quello di Sibelius, estremamente virtuosistico».
Ora studi in autonomia o preferisci raccogliere ancora qualche consiglio?
«Studio con Sergeij Krilov, poi vado regolarmente a Losanna, da Pierre Amoyal, l’unico violinista che Jascha Heifetz abbia seguito regolarmente».
Dopo luglio niente più scuola, quindi più tempo per il violino...
«In realtà penso di iscrivermi alla facoltà di Filosofia».
Quale filosofo ti attrae maggiormente?
«Ho appena finito di leggere le Confessioni di Sant’Agostino, sono di un’attualità straordinaria. Poi amo molto Pascal e Hegel».
La Scala dell’ultimo corso esige cravatta e abito scuro, regole non sempre seguite dagli stessi concertisti. Cosa ne pensi?
«Un abbigliamento non consono all’occasione può distrarre, io rimango fedele a frac e smoking: oltre non vado».
A quando il primo cd?
«Progetti ancora vaghi. Per me le emozioni vissute sul palco sono irripetibili, avrei grandi difficoltà a incidere in studio. Riesco a concepire solo registrazioni live».