Zucchero: "E adesso vi trasformo San Siro in un teatro"

Il bluesman annuncia il concerto del 14 giugno allo stadio di Milano: "Arriverò su una Topolino del ’47". Passione? "Lo faccio seguendo il mio cuore perché guadagnerei di più suonando ad Amsterdam"

Milano - Annunci involontari di uno Zucchero imprevisto: il bluesman d'Emilia attinge di gusto - una, due, tre volte - da una bottiglia di acqua minerale fornita dai potenti mezzi a disposizione del Comune. Naturale. L'acqua, s’intende. Perché di naturale in questo rito compiuto dall'autore di Oro incenso e birra c’è ben poco. Evidentemente, l'ugola della star necessita di idratazione all'acca-due-o, perché le cose da dire sono parecchie.

A Palazzo Marino - Sala dell'Orologio, roba che sa di istituzione - Adelmo Zucchero Fornaciari ha deciso di spettinare gli affreschi seicenteschi alle pareti con qualcuna delle sue ruspanti riflessioni. Impermeabile di pelle, cappellaccio sull'irrequieto cranio, ray-ban scuri sugli occhi: la mise c’è, il piglio pure. E così, a tempo funk, per lui è facile passare dall'annuncio di uno «show unico nella storia di San Siro: trasformerò lo stadio più importante d'Italia in un teatro» a qualche poderosa pedata nelle terga alla tv italiana che vuol far musica (Sanremo in primis), alle campagne elettorali di Casa Bianca, e di casa nostra. Uno Zucchero a 360 gradi, come si suol dire. E che con le sue «riflessioni» i gradi li fa salire anche sotto la Madonnina. La notizia di base ci sarebbe, ed è il ritorno a San Siro: Zucchero ha bell’e pronto - per il 14 giugno, unica data italiana del suo All The Best World Tour - un concerto «diverso, di quelli che riattizzano gli stimoli». La Scala del calcio si trasforma in Scala e basta: posti a sedere rigorosamente numerati, anche sotto il palco. Due ordini di parterre sul prato, e poi primo e secondo anello. Il terzo anello, chiuso: «Perché lassù non si sente niente, e ai miei concerti viene un pubblico esigente e musicalmente raffinato, che magari non starà seduto sulle sedie ma deve poterlo pensare di fare». Non solo: per il 14 giugno, il Meazza godrà di una particolare insonorizzazione, con l'occlusione delle aperture tra secondo e terzo anello e una parziale copertura del tetto con materiale particolare. I segreti tecnici li conosce l'assessore «rock» Giovanni Terzi, tra i principali artefici dell'approdo di Zucchero a San Siro. Tanto che la stessa rockstar se lo coccola a pacche, spintoni e sorrisi. Se i comitati cittadini digeriranno i decibel del suo rock, lo si deve anche a lui. Anche perché, San Siro è San Siro «e a dirla tutta, con quello che costa questo live, io alla fine ci perdo: mi metterei più soldi in tasca con una data ad Amsterdam. Ma certe cose vanno fatte per il cuore». Di cuore pare che ce ne sarà tanto nello show: «Entrerò in scena a bordo di una Topolino del '47 targata Reggio Emilia - rivela il rocker -. Ero sulla strada tra Massa e Reggio e ho visto che la stavano per demolire. Ho inchiodato e sono andato a prendermela. L'ho fatta restaurare e ora me la porto sul palco». Lacrimoni? Si, ma non tanti quanti sono previsti per un duetto virtuale con Luciano Pavarotti, sulle note di Miserere: «Come potrei dimenticare uno come lui? - spiega Zucchero -. Sarà sul palco con me, certo che ci sarà». Quanto alla musica, l'Adelmo la vuole «cruda e schifosa», che nello speciale vocabolario rocker-italiano significa fatta con la pancia e con i nervi: «Riprenderò brani minori, per il 50% sarà un repertorio nuovo rispetto al tour di Fly. E saranno otto mesi in giro per il mondo».

A cominciare da aprile, in Germania. Ma come, e le elezioni? Eccolo, il ringhiante Zucchero: «Ma chi se ne frega, non voto da 20 anni. E poi quando torno a casa e vedo i manifesti con scritto Santanchè presidente capisco che c’è qualcosa che non va. Allora, ridateci Cicciolina. La politica non fa per me: anche in America, quell'Obama mi piace ma ammetto che è solo una questione di pelle». Le ultime, acidissime schitarrate elettriche sono tutte per tv e musica di casa nostra: «Sanremo? Ero in viaggio a Tangeri, me lo sono fatto registrare, lo sto rivedendo a rate, tante rate, e solo perchè sono un addetto ai lavori. Il Festival? Ho un altro concetto di musica, di giuria di qualità, di luogo dove farlo. Insomma, è tutto sbagliato. E poi la musica in tv è falsa». Un «benvenuto» a X Factor, il talent-show ieri al via su Raidue: «Stessa solfa di American Idol e Star Academy: alla fine vincono le belle facce, le copie delle copie di chi ha funzionato. Surrogati di Whitney Houston. La musica vera non passa di lì, e i nostri giovani restano senza santi in paradiso. Chi sono? I ragazzi che suonano nei locali, che sanno che la seconda consumazione al bar se la devono pagare, anche se lì ci suonano tutta la sera. Sono quelli che hanno rabbia, palle e qualcosa da dire».