Zucchero è la stella dei caffè Usa: ormai i dischi si vendono al banco

Nei «coffee shop» molto richiesti pure Ray Charles e Bob Dylan

Silvia Kramar

da New York

Zucchero e cappuccino: una combinazione vincente ma non solo sul bancone dei bar americani. Zucchero è approdato finalmente negli Stati Uniti ed ha venduto, in pochissimo tempo, già sessantamila copie del suo ultimo cd, Zu & Co. grazie ai cappuccini della più grande rete di bar americani, quella di Starbucks. Una catena di coffee-shops che da qualche anno vende anche i cd di maggiore successo, da Bob Dylan ad Alanis Morissette e Ray Charles. L'ultimo gruppo musicale ad aggiungersi alla scuderia della Starbucks è quello leggendario dei Rolling Stones; la catena di caffè ha infatti firmato nei giorni scorsi un contratto con la Virgin records per poter vendere, a partire dal 22 novembe, l'album Rarities 1971-2003, una raccolta delle canzoni meno conosciute del gruppo inglese. Zucchero, che finora non era mai riuscito a sfondare negli Usa adesso sta diventando un «must» tra i clienti di questa catena di bar che era stata fondata a Seattle, nel 1971, da un businessman americano che voleva portare il buon caffè agli americani.
Da allora la Starbucks, il cui nome deriva da un personaggio del romanzo Moby Dick ha aperto ben 10mila posti vendita (adesso sta invadendo anche la Cina) e ha un traffico di ben 34 milioni di consumatori alla settimana. Non solo: i suoi clienti sono talmente abitudinari (vengono in media 18 volte al mese a prendersi un caffè e spesso a leggere i giornali o a lavorare per ore al computer negli spazi Internet) da aver fatto di Starbucks la catena di negozi più rivisitata al mondo.
Sulla lista delle bevande ci sono più tipi caffè di quanti uno si possa immaginare: americano, espresso, cappuccino, caldo, freddo, macchiato, mescolato al cioccolato, frappuccino con la frutta e molti altri.
Andare da Starbucks è diventato via via così trendy che se ne parla nei film, nei libri e in tivù come di un «must» degli americani che seguono le mode. Il suo alto contenuto di caffeina (la Starbucks vende anche quello della Torrefazione italiana) ha dato vita ad un'America «caffeine crazed», cioè assatanata di caffeina. Un famoso scrittore newyorchese, vista l'enorme quantità di rivendite urbane, in un romanzo ha anche scritto che «lanciando un sasso da un angolo di una strada di New York, si colpiscono le vetrine di almeno tre Starbucks».
Accanto ai vari caffè e cappuccini, la catena di Seattle vende anche pasticcini, fette di torta, cioccolatini e musica. Il presidente della sezione musicale, Ken Lombard, è un grande appassionato di musicisti poco conosciuti: recentemente grazie a lui la Starbucks ha lanciato un gruppo femminile rock, le «Antigone rising», facendole risalire le hit parade americane e facendole approdare in televisione.
Un anno fa Starbucks aveva fatto notizia per essersi rifiutata, come catena di bar, di vendere l'ultimo album di Bruce Springsteen, Devils and dust che conteneva un chiaro riferimento al sesso anale con una prostituta. A giugno poi aveva venduto in esclusiva l'ultimo album di Alanis Morissette, mettendolo sui banconi almeno sei settimane prima che arrivasse nei negozi di dischi e suscitando una grande polemica tra le case discografiche.
Dopo undici album e dopo aver lavorato al fianco di Bono, Sting, Eric Clapton ed altri, Zucchero si era quasi convinto che l'America volesse continuare a snobbarlo. «Mi dicevo, dimenticati dell'America - ha raccontato in un'intervista telefonica al New York Times dal suo podere toscano -. Sapevo di non essere Bocelli, cantante che gli americani adorano. Invece adesso sono approdato anch'io negli Sates e sono veramente felice». «Bevo, fumo e non faccio mai le prove - ha ammesso Zucchero -. Eppure invecchiando la mia voce diventa sempre più interessante».
Grazie al mega lancio di Starbucks, Zucchero verrà negli Usa a dicembre per promuovere il suo cd. Non solo: adesso vuole registrare il suo prossimo album a New Orleans. «Mi porto quella città nel cuore fin da quando ero bambino, quando avevo 10 o 11 anni e spero solo che la ricostruiscano presto, altrimenti non sarà mai più la stessa».