Zuffa nell’Idv sulla Gdf E Antonio Di Pietro si trova in mezzo

Donadi e Borghesi vogliono smilitalizzare il Corpo, Barbati chiede che Tonino si opponga. Lui però tentenna

Smilitarizzare la Guardia di finanza? La proposta spacca l’Italia dei valori, con il presidente dei deputati Massimo Donadi e l’ex leghista Antonio Borghesi da una parte e dall’altra Francesco Barbato, capogruppo in commissione Finanze di Montecitorio.

Antonio Di Pietro è chiamato ad arbitrare lo scontro tra i primi che vogliono trasformare le Fiamme gialle in una polizia tributaria più strettamente coordinata con l’Agenzia delle entrate, e il secondo che invoca, invece, un rafforzamento del carattere militare.

Il leader dell’Idv, in realtà, dovrebbe sostenere senza esitazioni la mozione che ha come primi firmatari Donadi e Borghesi, in calendario proprio oggi a Montecitorio. Ma Barbato lo incalza, chiedendo a gran voce che intervenga per far cancellare il punto «G», che prevede appunto la smilitarizzazione del Corpo della Gdf. E Di Pietro potrebbe trovarsi in grave imbarazzo.

«Semmai - dice Barbato -, occorre una polizia economico finanziaria con più “militarità”, contro evasori, mafiosi e prepotenti». Numeri alla mano, difende l’efficienza delle Fiamme gialle con le stellette. «Rispetto a qualche decina di controlli tanto reclamizzati nelle operazioni-simbolo dell’Agenzia delle entrate a Cortina e Milano, c’è il controllo strumentale della Gdf che nel 2011 ne ha effettuati 800mila». Sono bravi questi militari della finanza, insiste il deputato Idv: sempre l’anno scorso hanno scoperto 12.676 lavoratori in nero (di cui 2.500 extracomunitari), verbalizzando ben 5.500 datori di lavoro per contrastare il lavoro sommerso; hanno stanato 7.500 evasori totali e denunciato 12mila reati per frodi fiscali di vario tipo. Per non parlare dell’attività contro la criminalità organizzata nel tessuto economico.

Insomma, la «militarità» paga. «È un moltiplicatore di efficacia - insiste Barbato - che garantisce duttilità, flessibilità e rapidità di manovra nell’impiego di uomini e mezzi. In questo momento storico, in cui battere l’evasione fiscale diventa possibile, occorre una GdF sicuramente più brillante e libera da “incrostazioni” ma assolutamente non smilitarizzata».

Di Pietro farà marcia indietro? Ritirerà l’appoggio ad una battaglia storicamente portata avanti dai Radicali ma appoggiata anche da esponenti di Forza Italia e Lega e tornata d’attualità anche per l’inchiesta P4, che ha coinvolto alti ufficiali della Gdf?

La militarizzazione del Corpo fu decisa dalla monarchia sabauda nel 1907 e confermata dalla Repubblica nel 1959. Ma si è a lungo discusso della contraddizione di una forza armata, di fatto la quinta, guidata da un generale ma non alle dipendenze del ministero della Difesa, bensì da quello dell’Economia. Nel 1995 e nel 1999 i Radicali hanno proposto per due volte referendum per la smilitarizzazione, dichiarati inammissibili dalla Consulta. Oltre un anno fa hanno presentato alla Camera una proposta in questo senso, firmata da Maurizio Turco.

«Smilitarizzare il Corpo - dicono- significa sottrarre i finanzieri al dovere di cieca obbedienza alle gerarchie che con il potere della subordinazione li costringono alla riservatezza e all’obbedienza al capo e non alla legge».