La zuppa di Noè e gli orrori di Pol Pot

Il commovente «Beyond the killing fields» vede in scena una sopravvisuta dei campi cambogiani

Ashura è il nome della zuppa che Noè preparò subito dopo il diluvio universale; ma è anche il nome, antico come la storia dell’uomo, di una festività comune alle grandi religioni monoteiste. Ashura è il titolo dello spettacolo che il turco Mustafa Avkiran metterà in scena al «Romaeuropa Festival 2007» (7 novembre-15 dicembre) e che racconta l’Anatolia attraverso un viaggio musicale. Una regione che nel corso dei secoli è stata un crocevia di culture tra Asia e Europa, dove le religioni monoteiste hanno coabitato, incontrandosi e a volte scontrandosi. Ed è proprio questo «terreno di scambio» che vuole portare in scena la XXII edizione del Romaeuropa: il territorio comune delle culture, dove queste possano confrontarsi in uno scambio reciproco di tradizione e modernità. Il festival, diretto da Monique Veaute e Fabrizio Grifasi, si affaccia anche quest’anno su due aree geografiche, Asia e area mediterranea (con un occhio puntato al Medio Oriente), ricche di un patrimonio culturale millenario ed interessanti avanguardie artistiche. Si esibiranno 170 artisti provenienti da 19 Paesi al teatro Olimpico e al Palladium, all’Auditorium Conciliazione e al Parco della Musica (anche al Brancaleone, a Palazzo Fendi e a Piazza San Lorenzo in Lucina). «Siamo una generazione avanti», recita lo slogan della manifestazione, come a dire che l’arte può anticipare il futuro, in una continua dialettica tra tradizione e innovazione. Ed ecco infatti al Festival curiose collaborazioni e rivisitazioni: l’Orchestra di Santa Cecilia sarà diretta dal compositore e direttore cinese Tan Dun, per la sua Water Percussion Concerto. Mentre Alessandro Baricco presenterà una nuova traduzione di Moby Dick di Herman Melville messa in scena dallo stesso scrittore, con Stefano Benni e Paolo Rossi. Da Gerusalemme arriveranno Ofira Henig, regista teatrale israeliana, e Taher Najab, sceneggiatore palestinese, con il loro spettacolo In spitting distance, una riflessione, piena di umorismo noir, sulla normalità della guerra. Segnaliamo inoltre lo spettacolo di danza di Ong Keng Sen, Beyond the Killing-Fields, il racconto della tragica storia dei campi di concentramento in Cambogia interpretato dalla danzatrice di 76 anni Em Theay, una tra le poche sopravvissute che oggi incarna la tradizione della danza cambogiana.