LA ZUPPA DI PORROCaso Confindustria, il balletto Milano-Roma

Anche se sottotraccia, la successione di Emma Marcegaglia sta creando un piccolo putiferio in due grandi associazioni industriali italiane: Roma e Milano

Anche se sottotraccia, la successione di Emma Marcegaglia sta creando un piccolo putiferio in due grandi associazioni industriali italiane: Roma e Milano. Entrambe si dice siano schierate per Giorgio Squinzi, numero uno di Federchimica e candidato della Sciura Marcegaglia. L’altro contendente, Alberto Bombassei, ha dalla sua un bel po’ di territoriali anche in Lombardia, regioni forti come Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e forse Toscana e alcune federazioni. La conta dei numeri è presto per farla. Entrambi gli schieramenti ritengono di essere in vantaggio: ma di un soffio. Difficile capire oggi come finirà. In giunta ci sono 190 industriali che votano anche per simpatia, rapporti umani, interesse. Quel che conta, oggi, è dare l’impressione di vincere: è l’unico modo per trascinare consenso.

E per soddisfare, così, la voglia matta di uno strapuntino e un goccio di visibilità pubblica, che una carica in Confindustria fornisce. Dice un vecchio signore di cose confindustriali sentito dalla Zuppa: «Guarda il clan dei siciliani; fedelissimi della Marcegaglia, ma se sentono puzza di sconfitta, mollano tutto. Ma si rende conto che Livadiotti sull’Espresso ha raccontato che persino il siciliano Montante, il braccio destro di Emma, avrebbe litigato». Insomma tutto è in movimento: la Marcegaglia con le sue cene in foresteria per sponsorizzare Squinzi, e Bombassei che fa il commesso viaggiatore in Italia come una Madonna Pellegrina.

Ma, dicevamo, Roma e Milano sono in subbuglio. Vediamo perché. A Roma il presidente Aurelio Regina ha fatto sapere di stare con Squinzi. Con lui Luigi Abete (anche se nega), un signore che mangia pane e Confindustria dai tempi dell’Istituto Massimo. C’è un piccolo problema: nel direttivo romano è difficile trovare un’impresa che la pensi come il suo presidente. Franco Bernabè, dicono fonti informate, si è molto seccato dell’endorsment preventivo di Regina. Paolo Scaroni e la sua Eni (due posti in direttivo), l’Enel, le Poste, Terna con Cattaneo sono tutti per Bombassei. Insomma, i maligni delle ex partecipazioni statali molto coccolati dalla Sciura (tranne Sarmi tenuto in purgatorio) si chiedono a che titolo parli Regina.

«Non basta la promessa - dice un romano del direttivo - di diventare vicepresidente vicario. Con l’idea di tenere in mano viale dell’Astronomia, posto che Squinzi ha un’azienda da mandare avanti». Un paio di giorni fa, per la verità, c’è stata un lunga telefonata tra Regina e Bombassei, nella quale il presidente romano gli avrebbe garantito una migliore interrogazione della sua base.
Meno appariscente, ma altrettanto critica è la situazione in Assolombarda. Dove Squinzi dovrebbe avere un buon consenso. Dalla sua un signore che nelle ultime occasioni ha spostato il peso della scelta milanese: Fedele Confalonieri. Ha grande stima per Squinzi e anche un forte rapporto personale.

Non così appassionato, però, ai temi associativi: si dice che non partecipi da un bel po’ alle giunte romane. Quanto si impegnerà in campagna? Il presidente dell’associazione Alberto Meomartini (che fu eletto in Assolombarda contro il volere proprio di Squinzi e Bracco) dovrà confrontarsi con i numeri in direttivo che potrebbero essere a favore del chimico, ma anche con la sua Eni, con la Pirelli di Tronchetti, la Techint di Rocca e con Sergio Dompè, schierati con Bombassei. Insomma, anche la partita milanese è molto aperta.
La prossima settimana la bizantina procedura di successione partirà a Roma con i past president. E anche qui ci sono sorprese. Gli astri hanno messo insieme antichi concorrenti. Giorgio Fossa, Antonio D’amato e Luca di Montezemolo sono tutti considerati dalla parte di Bombassei. Le cui affinità elettive sembrano però nascere più da una critica alla gestione della Confindustria della Sciura che da consolidati rapporti.

La domanda che gli associati oggi si fanno tra loro è: «Ma secondo te alla fine chi vince?». I due candidati sono oltre che grandi imprenditori, galantuomini. Ma intorno a loro una pletora di grandi e piccoli elettori che senza un ruolo in Confindustria, non hanno semplicemente un ruolo. E son lì che aspettano di vedere come piazzarsi per i prossimi quattro anni.