Zuzzurro nel monologo di Serra Si ride di «tutti i santi giorni»

Scontri politici, vip e veline con tanta ironia

Potrebbe essere il penultimo spettacolo al teatro Filodrammatici. Dopo 37 anni di gestione una delle compagnie stabili più antiche della nostra città a fine mese potrebbe fare i bagagli, costretta a trasferire l’anima del teatro chissà dove. A poco serve la solidarietà del Comune e della Provincia, a poco servono le 1.700 e-mail dei cittadini, perché la controparte, ovvero l’Accademia del Filodrammatici, ha dato lo sfratto con l’intenzione - pare - di una nuova gestione diretta con ex allievi della stessa Accademia. Insomma, l’aria che tira non è certo delle migliori, ma nonostante la stanchezza il direttore Emilio Russo continua, soprattutto per quello che solo il teatro può trasferire al pubblico. Ecco allora che la trasposizione teatrale di Tutti i santi giorni di Michele Serra arriva ad hoc. A trasferire gli umori, o meglio i «cattivi umori» di Serra, l’attento Andrea Brambilla - il popolare Zuzzurro -, che dopo una lunga navigata nei corsivi di Serra, costruisce insieme a Fausto Vitaliano il personaggio e la trama. «Un’operazione difficile - commenta il regista e protagonista Brambilla -. Abbiamo dovuto inventarci tutta la drammaturgia del monologo, cercando di costruire una storia con un inizio e una fine». Così l’attore diventa il personaggio senza nome - perché rappresenta il noi - impegnato a districarsi tra una serie di comunicati, veline, vip, giornalisti di guerra, di pace, di caldo e di freddo, un’antologia ideale di una quotidianità assurda, ma reale.
«C’è un televisore prevaricante che continua a riaccendersi - dice Brambilla - con notizie che lui non vuole sentire. E poi c’è una telecamera per lasciare un messaggio al suo amico Michele, il suo unico e ultimo interlocutore prima di andarsene». E proprio attraverso la telecamera l’uomo comune suggerisce, scuote, indaga. I temi sono sempre quelli, la politica, la religione, l’economia, la società, perché «la mia è satira sociale non politica», dice Serra. «C’è sempre un parlare di noi, di come viviamo, dei consumi, dei modi di vivere». Così, nonostante l’uomo appaia in fuga da tutto, da «tutti i santi giorni» pare non si possa sfuggire.
Tutti i santi giorni
teatro Filodrammatici
fino a stasera