Anagrafe parallela: in 165 rischiano il rinvio a giudizio

Per i 165 indagati, tra dirigenti municipali, dipendenti comunali, vigili urbani e cittadini italiani ed extracomunitari, nell’ambito dell’inchiesta sull’anagrafe parallela a Roma, si profila ora la richiesta di rinvio a giudizio. Associazione per delinquere, corruzione e falso, i reati contestati a seconda delle singole posizioni. Di questi, 135 nei mesi scorsi furono anche sottoposti a misura cautelare. Tra gli indagati figura Nello Nasso, funzionario dell’ufficio anagrafe del Comune, ritenuto promotore dell’organizzazione che dal 2002 al 2005 avrebbe creato false cittadinanze, false identità e falsi riconoscimenti di paternità. Oltre a Nasso, risultano indagati Maria Di Salvo, ufficiale di stato civile del Campidoglio, Gian Piero Flamini e Umberto Catalano, istruttori di polizia municipale, Stefano Radica, comandante dei vigili urbani di Montecompatri. Secondo l’accusa, i meccanismi usati erano sostanzialmente tre: far ottenere una cittadinanza attraverso l’acquisizione di false paternità, clonare identità di cittadini ignari o falsificare identità di cittadini inesistenti. Ventimila euro, secondo quanto accertato dalla Procura e dalla squadra mobile a novembre, era il prezzo richiesto per la regolarizzazione di stranieri irregolari (in gran parte nomadi), per acquisire gli stessi diritti degli italiani e per rifarsi, laddove esistevano precedenti penali, una «verginità» a livello giudiziario. Un tariffario più volte citato nelle oltre 70 intercettazioni telefoniche fatte nel corso delle indagini. Un volume d’affari che avrebbe fruttato circa 2,5 milioni di euro.