Anche i monarchici votarono la Oliveri

Forse non tutti lo sanno, neppure la diretta interessata, ma una percentuale dei voti che ha fatto sfiorare a Renata Oliveri la vittoria su Alessandro Repetto per la presidenza della Provincia di Genova, era monarchica. A reclamare questo «onore» è Massimo Mallucci de’ Mulucci, 57 anni, avvocato civilista nella vita e segretario nazionale di Alleanza Monarchica Stella e Corona nel suo impegno della vita pubblica. L’avvocato, di storica e blasonata famiglia aristocratica, rivendica una presenza attiva dei monarchici nelle elezioni locali, tanto, specifica, che nelle amministrative del 2002 un loro candidato ottenne ben 800 voti.
Ma chi sono dunque questi monarchici degli anni Duemila che, nonostante i tempi e le condanne della storia (almeno di quella italiana) si ostinano a voler credere che la migliore forma di governo possibile sia quella che viene espressa da un uomo con una corona in testa?
«Ognuno ha il proprio modo di pensare ed esprime quella che ritiene la più giusta delle filosofie possibili - afferma Mallucci de’ Mulucci - Noi riteniamo che il governo più naturale sia quello monarchico. Noi pensiamo che il Paese possa risorgere sotto una dinastia illuminata, che sia ora di finirla con il potere delle oligarchie fatte da politici e maneggioni, che sia necessario il rispetto delle regole e della correttezza. Noi non siamo né a destra, né al centro né a sinistra. Noi siamo i monarchici per la gente: una patria e molti campanili».
Secondo lo spirito monarchico, «le regole della natura sono monarchiche. Quando vengono sovvertite, viene meno quella sicurezza organica e monarchica che fa posto ad una sorta di disordine repubblicano».
Il sistema repubblicano, infatti, viene essenzialmente concepito come «disordine» làddove l’ordine è un potere nelle mani di un uomo solo che, interpretando il volere di Dio e del popolo, sarebbe libero di fare quello che gli pare senza risponderne a nessuno. Oppure, come nel caso di una monarchia costituzionale come quella inglese, il re sarebbe il sovrano arbitro di quello che un governo democraticamente eletto potrebbe fare. In questo secondo caso, però, il Paese manterrebbe il re e la sua famiglia negli agi più lussuosi in quanto «rappresentanti naturali del popolo».
Tornando ad Alleanza Monarchica Stella e Corona, si tratta di uno dei tre movimenti monarchici italiani. Gli altri due sono il Movimento Monarchico Italiano e il Partito Real Democratico. In tutto i monarchici sono presenti in 27 consigli comunali e lo 0,9 di coloro che non votano più, assicura Mallucci de’ Mulucci secondo una sua non meglio identificabile statistica, sarebbero appunto monarchici.
I fedeli del re che non c’è contano anche su un movimento giovanile. «A Genova in tutto siamo una trentina - afferma Paolo Carniglia, 21 anni e una profonda fede monarchica - Anche noi svolgiamo le nostre attività in favore dell’ideale monarchico. Anche noi quindi riaffermiamo il nostro ruolo di movimento politico, svincolato da qualunque circolo dinastico o gruppo di cortigiani. Proponiamo invece la Monarchia come progetto di ripensamento dello Stato, ormai in mano di oligarchie privilegiate che si impongono attraverso gli esattori e i burocrati».
Alleanza Monarchica, aggiunge l’avvocato Mallucci de’ Mulucci, ha tre principali obiettivi politici.
«Il primo - spiega il legale - è porsi dalla parte dei più deboli e difendere l’identità del popolo italiano, di fronte alla globalizzazione e ai poteri forti dell’economia mondialista che ne vanifica il lavoro e i risparmi. Il secondo obiettivo è mettere in discussione questo super Stato Europeo di tecno-burocrati, affaristi delle varie lobby economiche che ne impongono il culto onnipotente, insieme al pensiero unico. Il terzo e ultimo - conclude l’avvocato - è partecipare, senza pregiudiziali, alla costruzione di una nuova Italia, attraverso la presenza elettorale, con decisione suicida rifiutata dal “Polo”, in occasione delle ultime elezioni, viste le percentuali che ne hanno determinato la sconfitta».
Dunque, in sintesi, i monarchici si presentano come difensori della classe meno abbiente e della politica con la P maiuscola, specificando a mezza voce «di non avere nulla a che fare con il signor Savoia», e cioè con quel Vittorio Emanuele che recentemente ha dovuto subire le attenzioni della Procura di Potenza.
Mallucci de’ Mulucci sembra comunque voler ignorare che l’Italia non ha un bel ricordo dell’ultimo re Savoia, e cioè lo stesso Vittorio Emanuele III che prima ha conferito il potere a Mussolini e poi lo ha fatto arrestare; prima ha firmato la dichiarazione di guerra contro America e Gran Bretagna e poi è scappato da Roma per rifugiarsi a Brindisi, mentre l’Italia subiva la rabbia dell’ex alleato tedesco.
Sempre lo stesso re che obbligava il figlio Umberto a seguirlo, mentre lui voleva restare al suo posto nella capitale. Quel re, comunque, che ha buttato alle ortiche il patrimonio storico di Casa Savoia e che si è lasciato dietro, come tanti orfani, uno sparuto popolo di nostalgici che continua a sognare di antichi privilegi all’ombra di una stella e di una corona.