Appalti Enav: fondi nericon lavori mai fattiLa mazzetta in Qatar

Indagini della Finanza su un incarico della Selex nell’emirato dato in subappalto. Tangenti per corrompere i politici. Palazzo in subbuglio per lo scandalo

di Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo


Riceviamo e pubblichiamo:
"Si precisa che l’Arch. Dominga Pascali, citata in quanto funzionaria della Print System,  è sempre stata completamente estranea alla vicenda legale che ha coinvolto la suddetta società e non ha mai avuto nessun coinvolgimento con i fatti denunciati dall’articolo"

Il giochetto ruotava intorno alle società satellite dell’Enav ed era semplice, collaudato, vecchio come il mondo del più abusato malaffare: allungare le mani su un appalto, affidarsi a un’azienda di fiducia, «subappaltare» incarichi specificati a bilancio e nella reciproca corrispondenza, farsi fatturare il più possibile anche se il lavoro svolto figurava solo sulla carta. Il «sistema» della finta consulenza scoperta dalla Guardia di finanza andando spulciare gli affari della Selex Sistemi Integrati e della Print Sistem riguarda un business con il lontano Qatar: un milione e 100mila euro per un libro in lingua straniera, qualche dépliant in fotocopia e 4 fotografie (a colori, almeno questo). Anche così, giurano i pm romani, la Selex si procacciava i soldi che servivano a corrompere manager dell’Enav e i loro referenti politici per vincere appalti a sei e più zeri. Affidando finti studi di fattibilità e relazioni tecniche alla Print Sistem di Tommaso Di Lernia (diventato la gola profonda della procura) che non solo non rientravano nelle competenze specifiche della società, ma che – alla prova dei fatti – si rivelavano solo un espediente per emettere fatture gonfiate per prestazioni mai eseguite.
Nell’inchiesta della Gdf e dei Ros sui rapporti illeciti tra l’Ente nazionale dell’aviazione e la controllata Finmeccanica, poi sfociata negli arresti di Guido Pugliesi, Mario Fiore e Marco Iannilli ordinati dal gip di Roma su richiesta del pm Paolo Ielo, al centro dell’ordinanza c’è proprio questo contratto tra la Selex Sistemi Integrati e il governo del Qatar per l’installazione di sistemi di controllo meteorologico e del traffico aereo nello scalo internazionale New Doha. Un’opera complessa, che la Selex subappalta – per la parte riferita a «fornitura e allestimento delle strutture civili» – alla società Renco Spa per un importo di 7,2 milioni di euro. A quest’ultima, osservano gli inquirenti, la società di Marina Grossi (la Selex, ndr) avrebbe deciso di affiancare, senza alcuna esigenza, la Print Sistem con il compito di attività di supporto alla progettazione. Ovvero analizzare le «normative di costruzioni locali» e redigere «eventuali relazioni tecniche» e geologiche, con il contributo di esperti del settore impegnati in sopralluoghi e indagini sul campo. Per questo studio (soil report), la Print Sistem incassa una maxi-parcella da un milione e 100mila euro, divisa in tre tranche. In realtà, a lavorarci è la sola Dominga Pascali, dipendente dell’azienda di Di Lernia, che viene licenziata subito dopo. Racconta la donna ai pm il 21 gennaio scorso a proposito del soil report: «Mi sono occupata di reperire cataloghi, normative, fare fotografie di cantieri su cui facevo sopralluoghi». Dunque: niente luminari, niente carotaggi, niente analisi geologiche. Solo scartoffie.
Scattano le perquisizioni nelle sedi di Selex e Print Sistem: della super-consulenza da un milione e 100mila euro non ci sono tracce, eccezion fatta per una lettera di accompagnamento, una cartellina contenente un libro, materiale in fotocopia e 4 fotografie di cantieri, 4 mail e una ventina di fatture del viaggio della donna in Qatar, costato poco più di 5mila euro. E il soil report? Non c’è, non è mai esistito. O meglio: esiste in forma talmente «dimagrita» da far pensare che si tratti di una messinscena. Scrivono i pm: «Tra la documentazione non vi era traccia alcuna di relazioni redatte e sottoscritte da personale dipendente della Print Sistem e/o da professionisti incaricati dalla stessa. Il dato è particolarmente significativo laddove si osservi che la Print Sistem (sebbene del tutto estraneo al suo oggetto sociale) come da contratto avrebbe dovuto eseguire: sopralluoghi tecnici, 50 perforazioni ad andamento verticale, prelievi di campioni, rilievi di falda acquifera, prove di compressione, prove di assorbimento dell’acqua, prove di carico su piastra...». I magistrati si accorgono poi che la Renco Spa aveva già predisposto – per proprio conto – tutte le attività di supporto alla progettazione dell’appalto, senza aiuto da parte dell’azienda di Tommaso Di Lernia e dei suoi «esperti fantasma».