Appalti truccati, scandalo a Perugia In carcere i dirigenti della Provincia

Bufera sulla giunta di centrosinistra La Procura: pilotavano le gare per favorire imprenditori amici. Emesse 35 ordinanze di custodia cautelare

da Perugia

«Difenderò il prestigio di questo livello istituzionale: se mi vorrete aiutare lo facciamo tutti insieme, altrimenti lo faccio da solo». Aveva cercato di salvare il salvabile Giulio Cozzari, presidente della Provincia di Perugia, in uno degli ultimi consigli straordinari convocati dopo venticinque avvisi di garanzia emessi dalla Procura del capoluogo umbro per presunti appalti pubblici «truccati». Tra questi compariva anche il nome dell’assessore alla Viabilità Riccardo Fioriti. Ieri la stretta finale con trentacinque ordinanze di custodia cautelare, di cui otto in carcere, firmate dal gip Claudia Matteini ed eseguite dagli uomini della Squadra mobile della questura. Il lento terremoto avviato con un’indagine condotta nel massimo riserbo si sta trasformando in un tornado per la politica e l’economia dell’Umbria «che conta». A finire in carcere sono stati quattro dirigenti della Provincia, il presidente provinciale dell’associazione dei costruttori edili Carlo Carini, in qualità di amministratore della ditta Tecnostrade e tre imprenditori. Per gli altri ventisette sono stati invece disposti gli arresti domiciliari. E tra questi compaiono anche l’ex capo compartimento dell’Anas Amleto Pasquini e Venera Giallongo, responsabile del servizio affari generali della Direzione Ambiente-Territorio e Infrastrutture della Regione.
Le accuse si muovono in un carnet di reati gravi che vanno dall’ associazione a delinquere (contestata a otto persone) alla corruzione aggravata; dalla turbativa d’asta aggravata alla concussione. Ma c’è anche l’abuso d’ufficio, la truffa aggravata e il falso ideologico. Illeciti su cui si reggeva per il pm Manuela Comodi un «sistema collaudato e consolidato da tempo immemorabile», fatto di favori tra imprenditori e funzionari compiacenti. Tutti d’accordo nel «pilotare» gli appalti verso una certa direzione. Tanto che nella lunga ordinanza di custodia cautelare di 300 pagine il giudice per le indagini preliminari delinea una metodologia precisa nella gestione delle gare. In un caso si parla addirittura di un imprenditore che «indicava di volta in volta le imprese da invitare e quella alla quale aggiudicare la gara, contattando preventivamente gli imprenditori prescelti (che ricevevano precise indicazioni sulle offerte formulate e sulle percentuali di ribasso da indicare) e quelli che non avrebbero dovuto presentare offerte».
«Per poi raccogliere - continua il capo di imputazione - presso il vincitore il compenso da distribuire ai funzionari compiacenti». Nel caso del nodo autostradale Perugia-Bettolle, ad esempio, l’accusa parla addirittura di pranzi, camere d’albergo, autisti e casse di vino pagati, in cambio di false attestazioni sull’«aumento imprevisto ed imprevedibile dei costi di appalto» a beneficio di due aziende costruttrici. Il sostituto procuratore Manuela Comodi negli atti dell’inchiesta disegna uno «scenario a dir poco sconcertante» venuto alla luce con una denuncia anonima dopo l’arresto di un altro costruttore perugino, Leonardo Giombini, implicato in una vicenda di false fatturazioni.
Nel mirino degli inquirenti sono finiti appalti di grandi opere pubbliche del comprensorio e lavori di manutenzione straordinaria come la bitumatura di una strada in occasione del passaggio del Giro d’Italia costata 243 milioni di euro. In questo caso, secondo la procura il direttore dell’area viabilità della Provincia avrebbe ricevuto «un compenso in denaro» per avere affidato alla «Brunelli costruzioni» i lavori con la procedura della «somma urgenza».