«Austoni taglieggiava anche i colleghi»

Non solo i pazienti. Le «attenzioni» erano rivolte anche agli stessi medici. I testimoni raccontano della febbrile attività del professor Edoardo Austoni. Del lavoro che si accumula, della volontà di non stemperare la propria egemonia all’interno del reparto di Urologia dell’ospedale San Giuseppe, di un «metodo» con cui il luminare avrebbe affidato alcuni pazienti alle cure dei propri colleghi, in cambio di una consistente percentuale sul costo della visita.
Fino al settanta per cento del prezzo della prestazione «trattenuto» dal primario per visite regolarmente fatturate e svolte in regime di sistema sanitario nazionale, ma i cui proventi venivano quasi interamente intascati da Austoni nonostante l’opera venisse prestata da altri dottori. Tre testimoni - un medico dello staff del professore, un secondo che ne ha fatto parte fino allo scorso anno e una specializzanda - ricostruiscono davanti ai pubblici ministeri Grazia Pradella e Tiziana Siciliano il ruolo «autoritario» dell’urologo all’interno della clinica. Atteggiamenti definiti «dispotici» che - aggiungono gli investigatori che ancora indagano sull’aggressione subita da Austoni lo scorso 20 novembre - potrebbero aver nutrito la schiera dei «nemici» del luminare. E confermano le accuse avanzate dalla Procura nei confronti dell’urologo, che avrebbe chiesto denaro ai propri pazienti per ottenere interventi chirurgici in tempi brevi. «Lo sospettavamo - spiegano - ma non ne abbiamo mai avuto la prova».
È un ex collaboratore di Austoni a ritornare sulla sparatoria in cui il primario rimase gravemente ferito. «Il professore - racconta al Giornale - era una persona di intelligenza acuta, ma anche un accentratore, talvolta aggressivo. Un uomo esposto e con molti interessi, che facilmente si è fatto dei nemici». Quali, non è in grado di dirlo. Eppure il medico ha lasciato la San Giuseppe «proprio perché cominciavo a nutrire delle perplessità sui metodi del primario». Attriti motivati, alla luce del recente arresto. «In particolare - continua -, nello staff di Austoni c’era una cerchia ristretta di medici a lui molto vicini e che, col senno di poi, potrebbero essere a conoscenza di quelle condotte che ora si scoprono essere illegali». Dieci anni trascorso al fianco di quello che definisce «un maestro», e un’ipotesi sul tentato omicidio. «Chiunque sia stato - spiega il medico - sapeva che Austoni aveva qualcosa da nascondere, e voleva che la magistratura finisse per indagare su di lui. E così è stato».
L’inchiesta, dunque, procede su più fronti. Domani il primario sarà davanti al giudice per le indagini preliminari Giulia Turri per sostenere l’interrogatorio di garanzia. Intanto, Ferruccio Ferrario - preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università Statale - ha annunciato che Austoni verrà sospeso dal suo incarico di professore ordinario di Urologiau. «Le indagini sono ancora in corso e tutto andrà ovviamente verificato - spiega Ferrario - ma in questi casi la nostra procedura implica la sospensione. Riguardo alla vicenda non posso che essere addolorato ed esprimere sorpresa e dispiacere. Con casi come questo, l’immagine della facoltà non si avvantaggia sicuramente. Un’immagine costruita ogni giorno con la fatica di moltissimi, in situazioni spesso difficili. Episodi simili capitano malgrado la buona volontà di colleghi che si sacrificano con professionalità assoluta». «Sono dolente - conclude - che vicende del genere possano coinvolgere una istituzione a cui siamo tutti legati con dedizione totale». Si dichiara «molto sorpreso e molto stupito» anche l’ex preside di Facoltà, Guido Coggi, ora pro-rettore ai Rapporti con il sistema territoriale e Consulta d’Ateneo: «Ricordo Austoni - commenta - come un professionista serio, brillante e attivo. Ho appreso dell’indagine dai giornali e ritengo che al momento non si abbiano sufficienti elementi per giudicare».