Il costruttore coop mette nei guai il procuratore

da Perugia

Deve essere stato il momento più imbarazzante. Se le cose sono andate come vengono descritte nell'interrogazione urgente presentata dall’onorevole Maurizio Ronconi (Udc) al ministro della Giustizia Clementa Mastella. Imbarazzante per il gip di Perugia, Claudia Matteini, e i sostituti procuratori Claudio Cicchella e Sergio Sottani: davanti a loro nel supercarcere di Spoleto, Leonardo Giombini il costruttore di Perugia «amico delle coop rosse», «avrebbe ammesso l'esistenza di un incontro con il dott. Nicola Miriano». Giombini è stato arrestato per la seconda volta un mese fa, con due alti magistrati. Miriano è l'attuale capo della procura della Repubblica di Perugia. Supervisiona il lavoro dei due pm che indagano su Giombini e la lobby che, secondo le accuse, avrebbe pilotato affari e maneggiato sentenze penali, civili, tributarie e amministrative.
Un affaire politico-giudiziario che da oltre un anno scuote l'Umbria. E su cui da tempo lavorano le Fiamme gialle.
Oltre ad allegare il verbale di interrogatorio, Maurizio Ronconi chiede al ministro «se, alla luce dei fatti su esposti, non ritenga di predisporre rapidamente un'ispezione ministeriale». Con un duplice scopo: «verificare quanto dichiarato dal costruttore e soprattutto accertare il ruolo del dottor Miriano nell'inchiesta Giombini-bis».
L'inchiesta Giombini-bis deflagra l'8 maggio. Nella notte il Gico della Guardia della Finanza arresta di nuovo Leonardo Giombini, 41 anni. Con lui finiscono in manette, e vengono subito smistati in carceri diversi, l'altro imprenditore Carlo Gradassi, figlio di quel Mario già presidente del «Perugia calcio», e soprattutto due magistrati di primissimo livello: il sostituto procuratore generale della Cassazione, Vincenzo Maccarone, 66 anni, e il consigliere di Stato, dopo essere stato anni al Tar, Lanfranco Balucani, 66 anni. Le accuse vanno dall'associazione a delinquere alla corruzione in atti giudiziari.
I nuovi arresti si ricollegano alla prima inchiesta. Il 29 maggio di un anno fa Giombini era finito in carcere per riciclaggio, un giro di fatture false per 9 milioni di euro. Con il sospetto aleggiato (ma non provato) che dietro si celino anche tangenti a personaggi politici. Tutti diessini. Dopo settantun giorni Giombini esce dal carcere. E si sarebbe dato da fare. Lo incastra una microspia: alla moglie avrebbe confidato che il giudice Maccarone «si era messo a disposizione». I magistrati arrestati però negli interrogatori si sono difesi. Balucani giura: «Mai interferito in qualsiasi provvedimento». Maccarone: «Ho sbagliato - ha ammesso - ma non ho commesso reati. Ho solo anticipato qualche informazione».
Ad un certo punto Giombini con Carlo Gradassi sarebbe anche andato dal procuratore capo, Nicola Miriano. «È evidente che c'è una questione di incompatibilità ambientale», afferma Maurizio Ronconi. «Nel corso dell'incontro - scrive ancora il deputato nella sua interrogazione - secondo quanto affermato dal Giombini, il dottor Miriano si mostrò molto disponibile con il Gradassi e si parlò anche del dott. Cicchella, il pubblico ministero, titolare, con il pm Sergio Sottani, dell'inchiesta Giombini-bis».
C'è stato davvero questo incontro? O sono millanterie? Lo stabiliranno le indagini, anche perchè Miriano ha voluto firmare in prima persona, insieme ai suoi pm, le richieste di custodia cautelare dell'8 maggio contro Giombini e gli altri arrestati. Di certo l'affaire umbro si complica.
pierangelo.maurizio@fastwebnet.it