Due anni fa la maxi inchiesta portò in cella 41 persone

Bombe e colpi di pistola, spartizione del territorio e degli ospedali, mazzette agli operatori degli obitori. Non è mondo facile quelle delle onoranze funebri, ma del resto una torta di decine di milioni di euro all’anno fa gola e per accaparrarsene una fetta, si fa di tutto. Anche a ricorre agli ordigni che negli anni scorsi fecero saltare in aria gli uffici di diverse imprese. Alla fine Milano e provincia fu divisa equamente e gli attentati cessarono. Ma arrivarono le denunce di un impresario e di un comitato di familiari che tiravano in ballo impiegati comunali, addetti alla morgue, titolare di onoranze funebri. A febbraio 2009 i dirigenti comunali Luigi Balladore, 56 anni, e Carla Ferrari, 53, furono arrestati e poi condannati a due anni e quattro mesi e tre anni. Beccavano dai 2.500 a 20mila euro da Andrea Cerato della San Siro, condannato invece a sei mesi e 20 giorni, per creare corsie preferenziali nelle sepolture. Ma questa era solo una costola della maxi inchiesta che nel settembre del 2008 aveva portato in galera, o ai domiciliari, lo stesso Cerato, il padre Alcide il fratello Massimo, i colleghi Vito Lo Verde e Riccardo D’Antoni del Gruppo Varesina Sofam e 41 infermieri, foraggiati con circa 10mila euro al mese per segnalare tempestivamente i decessi. Altre 19 aziende finirono nel mirino dei magistrati compreso l’Istituto Lombardo di Tanatoprassi già indagato, sempre in combutta con i Cerato, nel 2007 in un’inchiesta della procura di Monza.