«Finanziare la jihad è un dovere» Pasqua d’odio per 4mila islamici

da Milano

Quelli che speravano in una lettura intransigente del Corano non sono tornati a casa delusi. I predicatori delle tv satellitari hanno fatto il loro dovere, fino in fondo. Anche se mancava la guest star del fondamentalismo islamico, Omar Abd el Kafi: appena sbarcato a Malpensa la polizia l’ha infatti rispedito negli Emirati Arabi.
Ma l’assenza di Abd el Kafi, uno dei saggi dell’unione degli Ulema, non ha affatto sminuito il peso di quelle cinque ore di sermoni recitati nel giorno di Pasqua al Palalido ambrosiano. Cinque ore spese per condannare la civiltà e i valori dell’occidente che «corrompe l’anima»: trecento minuti per scagliarsi contro «le guerre degli Usa e dei loro alleati che costano un miliardo di dollari». Il seguito? «I resistenti hanno a disposizione solo l’un per cento, noi dobbiamo quindi intervenire e contribuire perché, in Occidente, in Europa la nostra condizione è facile mentre nessuno di loro, dei nostri fratelli dormirà di notte».
Come? Be’, non è difficile immaginarlo: sostenendo i «resistenti» con il denaro. Che, guarda caso, è poi lo scopo di Islamic Relief ovvero l’ente organizzatore della manifestazione milanese, che compare in una sentenza del magistrato Guido Salvini come «collettore» finanziario «anche inconsapevole» dei gruppi che «praticano l’ideologia jihadista».
Sostegno alla guerra santa che, naturalmente, quelli di Islamic Relief negano: «Nostro obiettivo è la raccolta di fondi che poi doniamo a chiunque sia in difficoltà, cristiano o musulmano: i nostri bilanci sono pubblici, si possono controllare» fa sapere il direttore dell’istituto, il veneziano Paolo Gonzaga, che in Italia lo scorso anno ha raccolto contributi per poco meno di quattrocentomila euro contro i cinquantamila del 2004. Come dire: un boom di donazioni che nei dépliant di Islamic Relief si traducono, ad esempio, in iniziative «umanitarie» in Afghanistan,Irak, Libano e Palestina. Aiuti con un denominatore comune, il sostegno alle vittime degli attacchi Usa e dei loro alleati.
Già, «la guerra è uno spreco di sangue» aggiunge il referente italiano di Hamas, il convertito Hamza Roberto Piccardo, dirigente dell’Ucoii: «La guerra è uno spreco di sangue, uno spreco di risorse umane... per loro». Scatta l’applauso dei quattromila che riempiono gli spalti del Palalido: applauso a chi nega il diritto di Israele a esistere, a chi legittima il terrorismo palestinese. Ennesima prova che Milano come «l’amministrazione comunale di Sassuolo avrebbe dovuto negare lo spazio pubblico concesso a chi inneggia alla guerra santa e all’odio per gli occidentali» commenta Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia: «Sarebbe stata cosa saggia annullare quel tour dell’odio dei Fratelli islamici sbarcato nel cuore del capoluogo lombardo, dove si sono esibiti imam e mullah distintisi per aver già minacciato il Papa, la Chiesa e lanciato anatemi contro l’occidente».
Tour del fondamentalismo che, ieri, Pasquetta, è andato in scena anche a Bologna tra le proteste della Lega: «Chi controlla quale destinazione prendono i soldi raccolti? Cinque euro per l’ingresso a Milano e sotto le Due torri per assistere alla provocazione di movimenti islamici integralisti che mirano a imporre il proprio potere teocratico sull’insieme dei musulmani e a concorrere alla nascita dell’Umma, la nazione islamica ovunque nel mondo» denuncia Davide Boni, assessore lombardo della Lega. Denuncia che anticipa una modifica della legge urbanistica regionale per «porre fine alla proliferazione incontrollata di moschee, che sorgono quasi sempre in aree inadatte urbanisticamente». Dettaglio che quelli Islamic Relief non commentano, come smorzano i toni della polemica sulla tournée italiana dei Fratelli islamici, «non abbiamo alcun legame con i Fratelli islamici, ci ispiriamo ai valori della solidarietà e della giustizia». Spiegazione finale che ignora il pensiero di Sheykh Rajab Zaky Ahmad Othman: «La guerra santa islamica è obbligo imprescindibile per tutti i musulmani e le musulmane, da espletare in tutti i modi, sacrificando la propria vita o con il denaro, la parola o il cuore».