Flo Sandon’s, la triste solitudine degli ultimi giorni

Pierangelo Maurizio

Flo Sandon’s è stata una delle colonne della musica leggera italiana, nata a Mammola Sandon, a Vicenza, e scomparsa a 82 anni qualche giorno fa a Roma nell’anonimato più totale. Per dirle il loro affetto i suoi amici hanno dovuto pagare qualche centimetro quadrato di giornale. Un necrologio sul Messaggero. A firmarlo Carla Boni, che con lei vinse nel ’53 il Festival di Sanremo, Gino Latilla (ribattezzato per un errore del tipografo «Lapilla»), Giorgio Consolini e Narciso Parigi. Nomi che hanno fatto la storia della musica e anche della televisione. Eppure, in tv l’hanno ricordata Fiorello e Iva Zanicchi. Per il resto niente.
E oltre che essere una dimostrazione di grassa ignoranza è un insulto, a quello che siamo stati e da cui veniamo. Perché Flo ha interpretato un’epoca, ha incantato milioni di persone con canzoni come «Viale d’autunno», è stata la moglie di un altro grande, Natalino Otto. Una delle sue canzoni, «T’ho voluto tanto ben», che con la mitica «El Negro Zumbon» facevano da colonna sonora al film di Lattuada «Anna», addirittura fu inserita da Nat King Cole nel proprio repertorio.
«Cosa vuole - la prende con filosofia Gino Latilla - il mondo dello spettacolo è feroce». E la moglie Sara: «Ho proposto io che scrivessero quelle righe sul giornale, perché mi sembrava giusto. Ma sapesse la fatica anche per far pubblicare il necrologio... Per Mario Merola sono state fatte follie: famoso sì, ma era sempre un personaggio locale. La verità è che ci sono morti di serie A, di serie B e C». Gli ultimi amici accusano la figlia di Flo. Carla Boni, che faceva coppia con Flo Sandon’s in quel Sanremo del ’53, quello di Viale d’autunno, spiega: «Non ci ha fatto sapere nulla. Sa, sono quelle scelte molto personali, magari non voleva far sapere come stava la mamma, conseguenza delle tante amarezze: perché ci si ammala anche di questo». Era ammalata Flo Sandon’s, da anni in casa di riposo. Con Natalino Otto si era esibita in tutto il mondo. Erano stati loro il 24 settembre 1958 a scoprire una voce incomparabile: in una sala da ballo di Cremona il complesso degli studenti di ragioneria aveva una solista promettente: Mina. Poi i rovesci. Avevano dovuto vendere il negozio di dischi e la casa a Milano. Dopo la morte del marito, Flo ha avuto grossi problemi economici.
Le sue ultime notizie sono arrivate qualche tempo fa. Da un pianista di piano bar. «Ero a una cena. Questo musicista suonava la tastiera. Ci siamo messi a chiacchierare - racconta Carla Boni - e mi ha detto che era stato a suonare in una casa di riposo, vicino a Roma. Una delle ospiti non riconosceva più nessuno, nemmeno la figlia. Ma a un certo punto si è messa a cantare le canzoni in inglese. Abbiamo capito che era Flo».
«È una vergogna - dice - negli altri Paesi se un artista arriva a 80 anni è amato, rispettato. Qui no. Quando mamma Rai ci chiama non ci pagano, dicono che non ci sono soldi. Poi vedo contesse, baronesse che prendono 2-3mila euro per un’ospitata. Come viviamo? Di pensione. La mia è di 900 euro, e certo non bastano».
Per la morte di Flo Sandon’s non si sono visti l’assessore alla Cultura Gianni Borgna, e nemmeno il sindaco Veltroni. «Non s’è sentito nessuno», dice Carla Boni. «Nel funerale di Flo ho visto il mio. Mi sono chiesta: chissà se manderanno qualche pezzo di Mambo italiano. Forse sì, forse no». Sorride.
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