Fondi all’Umbria terremotata: mistero sull’inchiesta sparita

L’Udc chiede notizie al Guardasigilli. E attacca il procuratore Miriano: non ha il necessario distacco dai politici

Pierangelo Maurizio

Che fine ha fatto l’inchiesta sul terremoto in Umbria (1997), aperta nel '99 dalla Procura di Perugia e che riguardava amministrazioni comunali, appalti e le migliaia di miliardi di lire per la ricostruzione? Se lo chiede il deputato dell’Udc Maurizio Ronconi in un’interpellanza presentata al ministro della Giustizia, Clemente Mastella.
Secondo quanto sostiene il parlamentare l’inchiesta, a suo tempo, fu avocata dal procuratore capo, Nicola Miriano. Dopo l’apertura delle indagini, si legge sempre nell’interpellanza, il dottor Miriano avrebbe assicurato «sulla stampa locale che l’inchiesta da lui condotta non avrebbe determinato né intralci né ritardi» ribadendo «improprie assicurazioni ai sindaci delle città interessate». In altre due interpellanze precedenti, rimaste senza risposta e ricordate ora, Ronconi aveva riportato un episodio cui lui stesso aveva assistito: un incontro pubblico a Colfiorito al quale «il dottor Miriano avrebbe partecipato in palese cameratesca compagnia degli amministratori del Comune di Foligno, interessato ad altri comuni all’inchiesta sulla ricostruzione».
Non è la prima volta che Nicola Miriano finisce al centro delle polemiche. L’interpellanza ricorda che nel 2002 dopo una lunga ispezione presso la Procura di Perugia l’allora ministro Roberto Castelli chiese al Csm di trasferire il procuratore «per incompatibilità ambientale». Il Csm ritenne invece di dover rivolgergli un semplice «richiamo». Ora l’onorevole Ronconi chiede a Mastella se non ritenga che il comportamento attribuito al responsabile della procura «contrasti con il necessario distacco» di un magistrato.
Il fatto è che sullo sfondo della querelle sulla ricostruzione si staglia un’altra inchiesta. Da mesi sta «terremotando» il sistema di potere in una regione rossa come l’Umbria. È l’inchiesta che ha portato in carcere Leonardo Giombini, il costruttore di riferimento delle Coop e delle amministrazioni di sinistra. Dopo la scarcerazione di Giombini ad agosto e l’iscrizione sul registro degli indagati per i vertici della Coop Centroitalia, non se n’è più saputo nulla. Si parla di controversie e di valutazioni contrastanti all’interno del palazzo di giustizia. Nei giorni scorsi davanti al pm si è ripresentato Giancarlo Lo Forte, il grande accusatore del «sistema Giombini», accompagnato dall’avvocato Carlo Taormina. Poi di nuovo il silenzio.
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