Fondi pubblici, maxi-inchiesta in Calabria Una teste: "Soldi degli assunti ai politici"

Perquisizioni in Calabria, a Roma, Padova e Milano. Indagini su politica e affari nate da una &quot;gola profonda&quot;: convolto il vicepresidente Ds della Regione, un assessore, un consigliere, il capo di Stato maggiore della Gdf, un ufficiale del Sismi, imprenditori, politici. <a href="/a.pic1?ID=186687"><strong>La teste: &quot;Gli assunti in regione versavano la percentuale&quot;</strong></a>

Catanzaro - Sono 26 le perquisizioni fatte dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla procura di Catanzaro su un presunto gruppo di potere traversale accusato di avere commesso una serie di truffe nella gestione di finanziamenti pubblici. Le perquisizioni sono state fatte, oltre che in Calabria, a Roma, Padova e Milano.

I reati A venti delle persone che hanno subito le perquisizioni i carabinieri hanno notificato contestualmente informazioni di garanzia, emesse dal sostituto procuratore Luigi De Magistris, in cui si ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall’associazione per delinquere, alla truffa, alla corruzione, alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete al finanziamento illecito dei partiti.

Avvisi di garanzia Le persone che hanno ricevuto le informazioni di garanzia sono Franco Bonferroni, consigliere d’amministrazione di Finmeccanica e con cariche in diverse società e con collegamenti con esponenti del mondo bancario ed imprenditoriale. Pietro Macrì, presidente della società Met Sviluppo e del settore terziario della Confindustria di Vibo Valentia. Luigi Filippo Mamone, dirigente della Regione Calabria. Francesco De Grano, dirigente della Regione Calabria e responsabile del settore finanziamenti Por 2007-2013. Maria Angela De Grano, sorella di Francesco, con cariche in diverse società. Paolo Poletti, capo di stato maggiore della guardia di finanza.

Altri indagati Valerio Carducci, punto di riferimento di Antonio Saladino (ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria) per i contatti con gli ambienti parlamentari. Gianfranco Luzzo, ex assessore alla Sanità della Regione Calabria, anch’egli legato a Saladino. Mario Pirillo, attuale assessore all’Agricoltura della Regione Calabria. Massimo Stellato, capocentro del Sismi di Padova, e il fratello Gianmario. Vincenzo Bifano, persona che insieme a Saladino avrebbe avuto un ruolo di rilievo nell’ attuazione del presunto disegno criminoso. Gerardo Carnevale, componente dello staff del consigliere regionale della Calabria dei Ds Antonio Acri. Nicola Adamo, vicepresidente della Regione Calabria e assessore al Turismo. Antonio Acri, consigliere regionale della Calabria. Brunella Bruno, in servizio al Cesis, indicata come persona legata ai generali della guardia di finanza Cretella e Poletti. Armando Zuliani, imprenditore. Francesco Indrieri, commercialista, persona vicina all’imprenditore del settore della grande distribuzione commerciale Antonio Gatto. Salvatore Domenico Galati, componente dello staff del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, coordinatore regionale del partito, e Piero Scarpellini, imprenditore emiliano.

Superteste donna L’operazione ha subito un’accelerazione dopo l’ interrogatorio di una persona, una donna, che avrebbe avuto un ruolo nella Why Not, la società di lavoro interinale di cui è titolare l’ imprenditore Antonio Saladino, indagato in una precedente inchiesta connessa a quella che ha portato alle perquisizioni di oggi. La testimone, il cui nome nel decreto di perquisizione è coperto da omissis, è stata sentita il 26 marzo scorso dal sostituto procuratore De Magistris in una località segreta. "Ho deciso di rendere le mie dichiarazioni - afferma la testimone nelle dichiarazioni riportate a verbale - in quanto, dopo la perquisizione alla Why Not, mi sono resa conto che è necessario che si sappia la verità circa la correttezza che costraddistingue i lavori della società e circa i rapporti che in questi anni io stessa e la Why Not abbiamo avuto con Antonio Saladino prima che gli stessi s’interrompessero dopo una lunga serie di liti anche violente".

Caccia a documenti utili Il presidente nazionale della Compagnia delle opere, Giorgio Vittadini, ha subito una perquisizione collegata all’inchiesta sulle truffe. Le perquisizioni sono state fatte dai carabinieri negli uffici e nelle abitazioni di Vittadini, il quale, secondo quanto si è appreso, non ha ricevuto alcuna informazione di garanzia. Il pm ha disposto le perquisizioni ritenendole necessarie per l' acquisizione di documenti utili all'inchiesta.

Il pm: "Scarpellini consulente di Prodi" Pietro Scarpellini, una delle venti persone che hanno ricevuto le informazioni di garanzia, viene indicato dal sostituto procuratore Luigi de Magistris, nel decreto di perquisizione, come consulente del presidente del Consiglio Romano Prodi. "Piero Scarpellini - si afferma nel decreto di perquisizione - consulente di Romano Prodi, con base nella Repubblica di San Marino, sembra avere una passione per gli affari tra Italia e nord Africa. Pare essere esperto di investimenti pubblici in Africa, membro dl Consiglio direttivo di Teresy’s Foundation - International Observatory od economic, juridical and fiscal policies- Republic of San Marino". Pietro Scarpellini, precisano fonti di Palazzo Chigi, è un consulente, non pagato, dell’ufficio del consigliere diplomatico della presidenza del Consiglio per i paesi africani.

Il pm: "Scenario devastante" "Dall’analisi delle compagini societarie e dei flussi economico-finanziari emerge uno scenario devastante circa la gestione di denaro pubblico". Lo scrive il pm De Magistris nelle prime pagine del "decreto di perquisizione personale e locale. Emerge una pervicace volontà di depredare le risorse pubbliche pur di raggiungere lucrosi interessi criminali. Le indagini preliminari hanno anche evidenziato comuni colleganze affaristiche - riscontrate anche da altra attività investigativa e dall’esame di materiale sequestrato all’esito di precedenti perquisizioni - tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte di "opposti schieramenti" in tal modo delineandosi un controllo, si potrebbe dire, "blindato" di fette rilevanti della spesa pubblica in settori determinanti per lo sviluppo. È emersa la costituzione di vere e proprie lobby affaristiche costituite con modalità tali da rimenere occulte, con attività dirette ad interferire sull’esercizio delle funzioni di istituzioni, amministrazioni pubbliche e di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale".

La Loggia di San Marino Ci sarebbe, secondo gli inquirenti, una loggia massonica coperta della quale avrebbe fatto parte la maggiore parte degli indagati, al centro dell’inchiesta. La loggia di San Marino ha rappresentato il collante che avrebbe unito gli indagati. Il ruolo svolto dalla loggia, costituita in violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, sarebbe stato quello di una vera e propria lobby che ha influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l’utilizzo di finanziamenti e l’assegnazione di appalti. Della Loggia di San Marino avrebbero fatto parte anche massoni in sonno che avrebbero mantenuto, grazie alla loro appartenenza al gruppo, il vincolo massonico con altri associati finalizzato alla gestione di affari basati su finanziamenti pubblici.

La Finanza: su Poletti accertamento dovuto La perquisizione negli uffici del generale di divisione Paolo Poletti, capo di stato maggiore della Guardia di Finanza è «un accertamento dovuto nell’ambito di un’indagine giudiziaria il cui esito si attende con totale fiducia». È quanto sottolinea il Comando generale delle Fiamme Gialle.

Bondi: Poletti fedele servitore dello Stato, intervenga Mastella «In riferimento all’avviso di garanzia ed alla perquisizione che hanno raggiunto stamane il generale Paolo Poletti, capo di Stato maggiore della Guardia di finanza, fedele servitore dello Stato e riconosciuto per le sue doti di onestà e di correttezza, nonchè nei confronti del coordinatore regionale della Calabria, senatore Giancarlo Pittelli, desidero esprimere la mia solidarietà e quella di Forza Italia». Lo dice Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia. «Si tratta dell’ennesimo polverone sollevato da parte di un magistrato di Catanzaro che si è distinto per le tantissime inchieste avviate con grande clamore mediatico per poi concludersi, dopo il dileggio, il discredito ed il danno nei confronti di cittadini onesti e irreprensibili, con puntuali assoluzioni - aggiunge Bondi -. È ora che il ministro Mastella, il Csm e la Procura generale della Cassazione assumano, dopo gli esposti della magistratura associata del distretto di Catanzaro, le decine di interpellanze e le denunce penali, iniziative adeguate a tutela dei cittadini sottoposti a vere e proprie vessazioni giudiziarie ed a salvaguardia dell’immagine della magistratura calabrese gravemente compromessa dalla strumentale utilizzazione del processo penale per fini diversi da quelli di giustizia. Presenterò oggi stesso un’interpellanza ugente in Parlamento in tal senso», conclude Bondi.