Gola Profonda confessa: "Pagati per cogliere le cimici che mettevano"

MAZZETTE Comandante dei carabinieri indagato: sul suo conto bonifici per favorire un’azienda

Milano - Un numero: 650657/38. È un conto corrente. Filiale di Imperia della Banca di Roma. Su quel conto arrivano otto bonifici tra il 1999 e il 2001. In totale, 22 milioni e 522mila lire. L’intestatario è Salvatore Ditta, comandante del reparto operativo del locale comando provinciale dei carabinieri. Quel denaro, secondo la Procura della città ligure, arriva da Vittorio Bosone, all’epoca titolare della «Ies, Sistemi di sicurezza e telecomunicazioni Spa», un colosso dell’intercettazione privata con sede a Milano. È una tangente. Per il pubblico ministero Ersilio Capone, titolare dell’inchiesta, quei soldi servivano a favorire la Ies nelle gare d’appalto per la fornitura di servizi e di apparecchiature destinati alle intercettazioni telefoniche, e a prolungare la durata delle operazioni, così da favorire l’azienda milanese. Tutto «in violazione - scrive il pm nell’invito a comparire - dei principi di trasparenza, buon andamento e imparzialità dell’amministrazione». È la punta dell’iceberg. È la prima falla che si apre. Ad affondare la nave, ora, è lo stesso Bosone.
«La Ies Spa aveva come attività principale quella relativa alle intercettazioni telefoniche e ambientali, su decreti delle Procure della Repubblica. Desidero con la presente informare le autorità giudiziarie circa la reale attività svolta attualmente da alcuni soci e collaboratori della società stessa». Inizia così l’esposto presentato dall’imprenditore lombardo in tutte le Procure italiane. Una denuncia sul sistema del malaffare che ruota attorno al business del «grande orecchio» nazionale. Un mercato parallelo, una grande Borsa in cui c’è di tutto, tranne la segretezza delle informazioni. Banditi comuni, criminalità organizzata, corruzione di pubblici ufficiali, doppi giochi e politica. Questo è il quadro. Questo è il racconto di un «pentito». È l’accusato che diventa grande accusatore.

IL «TRADIMENTO»
La Ies fallisce nel 2007. Bancarotta. Il passivo è insostenibile. Mantenere in piedi l’impresa non è più possibile, affossata dai debiti e dalle spese meno giustificabili. Tra queste, forse, anche la necessità di oliare il «sistema». Dall’azienda escono alcuni collaboratori, che fondano la Igs (Intelligence Group Service), che subentra nel mercato lasciato libero dalla Ies. Bosone fa nomi e cognomi, spiega ruoli, mansioni e contatti.

«I miei ex collaboratori sono Mercurio Farino, ex maresciallo dei carabinieri in servizio a Civitavecchia, e Pierluigi Pulcini, tecnico. Rispetto al tempo della sua fondazione, la Igs si è sviluppata, e altri soci e collaboratori sono entrati a farne parte. Alcuni degli attuali membri della Igs compiono attività illegali all’insaputa di altri soci e collaboratori. Sono Mercurio Farino, direttore generale; Roberto Marongiu, amministratore delegato; Salvatore Marongiu, socio; Enrico Bocci, attraverso le sue due figlie che lo rappresentano».

IL SISTEMA
Bosone entra nel dettaglio. «Farino - racconta - insieme a Roberto Marongiu sono usi corrompere pubblici ufficiali allo scopo di avere privilegi legati alle attività svolte dalla società». «Appalti facili», li chiama Bosone. Ma c’è ben altro. Perché «oggi tutto viene svolto secondo modalità criminose degne di un’associazione criminale di tipo mafioso o comunque eversiva che, a qualsiasi costo, deve avere termine».

L’ARTE DEL TECNICO
La Igs si avvale della collaborazione di due esperti tutt’altro che «immacolati». E, sembra di capire, non sono lì per caso. «Marco Sturiale e Pierluigi Pulcini - scrive infatti Bosone - sono stati assunti da Mercurio Farino e Roberto Marongiu, e risultano essere pregiudicati con precedenti per furto, stupefacenti e altro».

IL DOPPIO GIOCO
La Igs, infatti, diventa il canale di comunicazione tra il controllore e il controllato. Da un lato le Procure, dall’altro gli indagati. «Laddove la Igs deve svolgere i suoi compiti esclusivamente per l’autorità giudiziaria, la medesima svolge invece anche attività privata su incarico delle persone che si trovano sotto indagini, così che, mentre una Procura indaga su un soggetto per il quale dispone una intercettazione, la Igs successivamente compie bonifiche ambientali in forza e su incarico dello stesso soggetto indagato». L’esempio è quello di «una certa signora S. di Civitavecchia», che «sotto intercettazioni ambientali e gps, su disposizione della Procura di Civitavecchia dalla stessa Igs, si è avvalsa della complicità di Farino e di Roberto Marongiu per far eseguire una bonifica ambientale da parte della Igs, che pertanto ha agito in una condizione di contrapposizione e infedeltà rispetto al suo obbligo nei confronti del committente legale».

«STECCHE» IN VILLEGGIATURA
Tutto ha un prezzo. Anche portare la polizia giudiziaria dalla propria parte. Così, ci sono «pubblici ufficiali a libro paga, che ricavano somme da circa mille euro mensili in contanti versati nelle mani degli interessati direttamente da Farino o Marongiu a fronte della loro collaborazione illecita consistente nel procurare appalti alla Igs grazie alla loro posizione lavorativa». Ancora una volta, nomi e ruoli. «Ottavio Martino De Carles, appuntato dei carabinieri e responsabile della sala intercettazioni della Procura della Repubblica di Roma». L’appuntato, ricorda ancora Bosone, fu anche «ospite della Igs con tutta la famiglia nel mese di agosto 2007 nell’albergo “Pino a mare” di Santa Severa». E non basta: «tale “Santo”, maresciallo dei carabinieri responsabile della sala intercettazioni della Procura di Potenza, il quale riceve oltre al compenso mensile, il 10 per cento sui lavori che riesce a procurare da parte di quella procura e di quella di Bari; Leonardo Rotondi, colonnello dei carabinieri comandante del Comando provinciale di Latina, il quale ha procurato alcuni appalti a Farino avvalendosi della sua posizione che gli consente contatti influenti presso la Procura di Latina e di Potenza, dove era stato comandante del Gruppo. Nel suo caso i versamenti vengono effettuati nelle mani della figlia Rotondi Anna Rosa, domiciliata a Civitavecchia».

RICATTI POLITICI
Un’intercettazione è molto più di una semplice telefonata registrata. È uno strumento di pressione. Anche politico. Racconta Bosone che «Roberto Marongiu è esponente di spicco del partito “Nuova Democrazia Cristiana” di Santa Marinella. In tale veste, approfittando della sua posizione all’interno della Igs, ha eseguito con la complicità di Farino e dei due tecnici Marco Sturiale e Pierluigi Pulcini (pregiudicati con precedenti per furto, stupefacenti e altro), intercettazioni ambientali illecite nei confronti di avversari politici, tra cui l’ex assessore Fabio Quartieri, sicuramente al fine di poter trarre elementi tali da poter sottoporre a ricatto le persone intercettate».

CAMORRA IN ASCOLTO
C’è un altro livello di «inquinamento» del sistema, ed è uno degli aspetti più preoccupanti dell’intera vicenda. Perché anche la criminalità organizzata si avvale dei «servizi» abusivi di ascolto. Bosone, infatti, spiega l’intreccio che esisterebbe tra la società che si occupa di intercettazioni e gli uomini del clan Di Lauro. È la camorra a riciclare i propri profitti nella Igs e ad avere così, in caso di bisogno, un canale privilegiato per accedere a informazioni riservate. Ecco il passaggio chiave nella testimonianza dell’imprenditore milanese. «Bocci, con il concorso di Farino e di Marongiu, veri ispiratori dell’attività criminosa, svolge il delicato compito di riciclaggio di denaro di provenienza illecita che entra nella Igs, attraverso i contatti che egli ha regolarmente con esponenti della camorra campana (clan Di Lauro, presente nella cittadine balneare di Santa Marinella dove Bocci risiede)».

PROCURE «CLONATE»
La Igs ha libero accesso alle Procure del Paese. Accesso agli uffici tecnici e ai sistemi di ascolto. Con gli agganci giusti, la società mette le mani sugli strumenti utilizzati dai tribunali italiani per la lotta al crimine. Spiega ancora Bosone, infatti, che «Roberto Marongiu, con la collaborazione di Farino, dei due tecnici, del personale corrotto e in servizio presso le sale intercettazione delle Procure, si appropriano per un breve periodo di macchinari di proprietà di altre aziende che operano nel settore delle intercettazioni legali, e che in quel momento si trovano nei centri operativi delle Procure stesse, sottraggono le schede tecniche al fine di clonarle e usarle indebitamente col logo Igs, per poi restituire i macchinari alle Procure medesime, grazie alla indispensabile complicità dei militari corrotti che lì operano».
Il vaso, a questo punto, è scoperchiato. Indaga la Procura di Milano, forse anche altre Procure chiamate in causa dall’esposto di Bosone. Da oggi è ufficiale: il Grande Orecchio ha anche una Gola Profonda.