«Inchiesta Coop, si faccia luce sulle banche»

da Perugia

Una mozione sulle vicende collegate all’inchiesta della procura di Perugia che ha portato all’arresto del costruttore Leonardo Giombini per un presunto giro di fatture per operazioni inesistenti è stata presentata da 12 senatori della Casa delle libertà. L’atto, depositato l’altroieri stato illustrato dai firmatari; tra gli altri, i senatori umbri Franco Asciutti (Fi), Learco Saporito (An), Sandra Monacelli (Udc).
I rappresentanti della Cdl impegnano il governo ad assumere iniziative per accertare se e quali istituti bancari siano stati interessati alle operazioni finanziarie coinvolte nell’indagine e, in caso positivo, intervenire mediante Bankitalia per la verifica approfondita della regolarità delle operazioni. All’esecutivo viene chiesto di assumere iniziative perché, attraverso l’intervento ispettivo del ministero del Lavoro, siano innescati i meccanismi di verifica e commissariamento delle cooperative interessate.
Si chiede poi di accertare i rapporti tra Giombini, eventuali soggetti politici, Coop Centro Italia e la controllata Icc e verificare ove, anche indirettamente, siano stati arrecati danni allo Stato o ad enti pubblici, nel tentativo di tutelare nel procedimento penale l’interesse pubblico, attraverso la costituzione di parte civile.
L’atto parlamentare ricostruisce l’indagine - nella quale vengono ipotizzati i reati di false fatturazioni, appropriazione indebita e trasferimento illecito di valori all’estero - per la quale si parla di «sviluppi che paiono attingere ambienti politici». I 12 senatori della Cdl sostengono che «nell’inchiesta sarebbero emersi elementi relativi alla corresponsione di tangenti ad alcuni esponenti politici, prima delle elezioni amministrative svoltesi nel 2005». Nella mozione si afferma che «emergerebbero presunti rapporti illegittimi tra il presidente della Regione Umbria Rita Lorenzetti e il sindaco di Perugia Renato Locchi da un lato e l’imprenditore Giombini dall’altro, al vaglio dell'autorità giudiziaria».