Ecco le telefonate segrete di Napolitano

Su "Panorama" le conversazioni intercettate tra il capo dello Stato e Mancino. Dalle critiche a Berlusconi alla bocciatura di Di Pietro: nelle intercettazioni spuntano il sollievo per il passo indietro del Cav e i giudizi taglienti contro i pm. Scoppia subito la polemica. Ingroia all'attacco: "La copertina del settimanale? Si rischia il ricatto al Colle"

Tutto quello che avreste voluto sapere su Giorgio Napolitano e nessuno ha mai osato rivelarvi. E invece, finalmente, ed è un «finalmente» che sgombra il campo dagli equivoci, dalle illazioni, dalle smentite e dalle contro-smentite, ecco che il settimanale Panorama, in edicola oggi, arriva opportuno a mettere in chiaro le cose. E anche i giudizi e i pensieri, non proprio lusinghieri, che il capo dello Stato nutriva e, si suppone nutra ancora, nei confronti dell'ex premier Silvio Berlusconi.
Oggetto del servizio di copertina del settimanale le conversazioni telefoniche fra Napolitano e l'ex ministro dell'Interno, Nicola Mancino, intercettate dalla Procura di Palermo. Intercettazioni sulle quali è scoppiato un putiferio sull'uso e, nel caso specifico sul «curioso» abuso delle stesse, che ha diviso la stampa italiana. In gran parte «inaspettatamente solidale» (mentre così non è accaduto ogni volta che l'intercetto è stato il Cavaliere) col presidente Napolitano che aveva chiamato in causa la Corte Costituzionale pur di ottenere il massimo riserbo sulle sue conversazioni. Ma veniamo a loro.
Dopo aver ricordato i «casuali» interventi di Ezio Mauro, Marco Travaglio e Adriano Sofri, tutti tesi a difendere le eventuali e lecite parole pronunciate dal capo dello Stato, appena scoppia la grana delle conversazioni presidenziali, Panorama passa alla ricostruzione più attendibile della vicenda. Che cosa si sarebbero detti realmente Napolitano e Mancino nelle conversazioni telefoniche intercettate e avvenute nel novembre e nel dicembre 2011? «Avventurarsi nei virgolettati - avverte Panorama - sarebbe un esercizio pericoloso e soggetto a facili smentite, dal momento che non esistono tracce di questi colloqui nelle carte processuali. Ma si sa per certo che tra le persone oggetto delle discussioni fra il presidente della Repubblica e un amico di vecchia data come l'ex leader democristiano, ci sarebbero stati Berlusconi e Antonio Di Pietro».
In particolare all'ex premier sarebbero state riservate - scrive Panorama - «parole poco benevole con il ricorso a metafore assai lontane dal linguaggio ovattato, proprio delle alte cariche istituzionali. A Berlusconi verrebbe addebitata la responsabilità di aver appannato l'immagine internazionale dell'Italia al punto da fare tirare - scrive ancora Panorama - «un sospiro di sollievo dalle parti del Colle per la sua uscita di scena da Palazzo Chigi». Se poi si considera che l'utenza di Mancino è stata ascoltata dal novembre 2011 all'aprile di quest'anno dai magistrati che indagavano sulla «trattativa» tra Stato e mafia, non è insensato ipotizzare, come giustamente ipotizza il settimanale, che le telefonate dirette tra il presidente e l'ex ministro dell'Interno possano essere più numerose delle due di cui si continua a parlare senza alcuna smentita da Palermo.
Da qui la preoccupazione, per la verità sempre malcelata dal Quirinale, sulle possibili conseguenze sugli assetti politico-istituzionali interni e sui rapporti internazionali dell'Italia, se le intercettazioni, proprio tutte le intercettazioni fra i due, fossero divulgate nei dettagli. Un'ipotesi che ha fatto sobbalzare ieri il magistrato palermitano Antonio Ingroia: «Se così fosse sarebbe un grave illecito e, qualora corrispondesse davvero al tenore delle intercettazioni, il ricatto al capo dello Stato lo farebbe Panorama con quella copertina», ha detto Ingroia, rispondendo a Lucia Annunziata, Luciano Fontana e Maurizio Belpietro che dal palco di Pontremoli, dove presentavano il libro del pm, gli hanno letto le anticipazioni di Panorama. «Non posso parlare del contenuto delle intercettazioni - ha aggiunto Ingroia - Né smentisco né confermo, non ne parlo».
A complicare il già complicato puzzle di parole, messe insieme in ordine sparso da Napolitano con Mancino, ci sarebbero anche giudizi taglienti su alcuni magistrati siciliani e sull'apparato mediatico che fiancheggia acriticamente le toghe siciliane. E poi nel corso di quelle simpaticissime due o più conversazioni telefoniche tra Napolitano e l'amicone Mancino emergerebbe anche un'altra bella e sonora bocciatura del capo dello Stato. Nei riguardi di Antonio Di Pietro. «Un giudizio negativo che non sorprende - evidenziano i colleghi di Panorama - dato che l'ex pm di Mani pulite e attuale leader Idv non ha mai goduto di buona stampa nell'entourage del Quirinale per quel suo populismo giudiziario che da 15 anni condiziona gran parte del centrosinistra».