Genova, arrestato il presidente del porto

Giovanni Novi fermato l’ultimo giorno del mandato: è ai domiciliari. Deve rispondere di presunte irregolarità per l’assegnazione di un terminal. Accuse:concussione, corruzione, turbativa d’asta

Riceviamo e pubblichiamo: Il Cavalier Novi è stato assolto in via definitiva da tutti i capi di imputazione che gli venivano contestati perché il fatto non sussiste.

Genova - Oggi sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro, ma ha lasciato l’ufficio 24 ore prima. Giovanni Novi, presidente dell’Autorità portuale di Genova è stato «collocato a riposo» dagli uomini della Guardia di finanza che, di buona mattina si sono presentati al manager genovese con un ordine di custodia cautelare su ordine del gip della Procura di Genova, Franca Borzone, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dai pm genovesi Enrico Zucca e Walter Cotugno. Al centro delle indagini le concessioni per il terminal Multipurpose nello scalo di Genova. Le ipotesi di reato ipotizzate dai Pm sono concussione, corruzione e turbativa d’asta. Giovanni Novi è dunque andato a casa, dove si trova in queste ore in regime di arresti domiciliari, in attesa di essere sentito dai magistrati. E proprio da casa si è dimesso dalla presidenza dell’Autorità portuale con un fax inviato al comandante della Capitaneria, l’ammiraglio Ferdinando Lolli, e per conoscenza al ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Per consentirgli di spedire il messaggio (Novi avrebbe potuto vedersi prorogato l’incarico di 45 giorni), i giudici gli hanno concesso uno speciale permesso. Pronta la reazione degli ambienti politici; l’ex ministro Claudio Scaiola ha commentato: «Sono sconcertato, è un galantuomo».

Da ieri sera il porto di Genova è rimasto così senza presidente. La nomina del successore, Luigi Merlo, per essere formalizzata dal ministro dei Trasporti deve superare un ultimo passaggio: il parere della commissione Trasporti del Senato, che dovrebbe riunirsi domani. Ed è quanto ha chiesto ieri in serata il presidente della Regione, Claudio Burlando, temendo che l’inchiesta possa minare l’organizzazione già difficile dello scalo genovese.
L’inchiesta è iniziata lo scorso 20 settembre, quando a Giovanni Novi fu recapitato un avviso di garanzia per gli stessi reati per cui è oggi accusato. I due pm Walter Cutugno ed Enrico Zucca, coordinati dal procuratore aggiunto Mario Morisani, avevano portato avanti un’inchiesta sulle procedure di assegnazione del terminal Multipurpose.

In particolare Novi è accusato di turbativa d’asta poiché in due occasioni avrebbe fatto pressioni su alcuni terminalisti per farli ritirare dalla gara di assegnazione del terminal dopo la rinuncia di Msc (Mediterranean shipping company). L’accusa di concussione riguarderebbe invece i rapporti del presidente dell’Autorità portuale con la società armatoriale «Ignazio Messina & C». Non sono invece molto chiare le accuse di truffa aggravata. Nello stesso filone d’inchiesta, la Procura vuol capire le ragioni del pagamento di 1,72 milioni di euro dall’Autorità portuale alla Culmv (Compagnia unica lavoratori merci varie), la più antica tra le compagnie portuali genovesi, guidata dall’ex camallo Paride Batini. Si ipotizza che i fondi siano stati dati alla Culmv come rimborso per gli extra costi sostenuti nel 2005 per la gestione temporanea del Multipurpose, in attesa che venisse assegnato a qualcuno.

Insieme a Novi sarebbero indagati anche l’ex segretario generale dell’Autorità portuale, Sandro Carena, accusato di turbativa d’asta, il consulente legale dell’Authority, professor Sergio Maria Carbone (ex presidente di Finmeccanica) accusato degli stessi reati di Novi, l’avvocato dello Stato Giuseppe Novaresi (che avrebbe dato parere favorevole al pagamento della somma alla Culmv), infine l’armatore Aldo Grimaldi, che sarebbe indagato per la sola turbativa d’asta. I motivi per cui la Procura ha chiesto il provvedimento cautelare per Novi sono il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.