Dopo i banditi il pm libera lo stupratore

Sotto accusa la Procura di Padova: secondo errore in due settimane. Il governo invia gli ispettori dopo la scarcerazione del clandestino chwe violentò una 14enne. <strong><a href="/a.pic1?ID=258808">Mantovano: &quot;Ripuliamo il Codice&quot;</a></strong>

Padova - Quel giorno, al supermercato di Lendinara, il papà disperato pensava di aver trovato finalmente giustizia. Certo, il dolore per vedere rovinata la vita della figlia di 14 anni, violentata a Este (Padova) da due bruti, non potrà mai essere cancellato. Ma quando la stessa ragazzina ha incrociato lo sguardo con quello del suo stupratore, Samid Abdelghani, 26 anni, marocchino e clandestino, lo ha riconosciuto e ha permesso ai carabinieri di arrestarlo con l'accusa di violenza sessuale di gruppo, papà ha almeno avuto la consolazione di vedere uno dei due colpevoli nell’unico posto dove meritava di essere: dietro le sbarre. Un anno dopo la rabbia ha preso il posto della consolazione: lo stesso marocchino adesso è fuori, liberato perché la segreteria del sostituto procuratore di Padova, Roberto Lombardi, non ha inviato a uno dei due avvocati difensori l’avviso di chiusura delle indagini preliminari.

Le cronache di ordinaria ingiustizia non stupiscono più nessuno. Neanche il procuratore generale di Venezia, Ennio Fortuna, che al Mattino ha dichiarato che «nella situazione in cui ci troviamo a lavorare, non è un fatto così eccezionale che ci fa cadere dalla sedia». Del resto, qualche giorno prima, lo stesso pm padovano Lombardi aveva chiesto il rinvio a giudizio della banda di 13 romeni, che aveva terrorizzato tutta la regione commettendo furti e rapine in serie, poco prima che scadessero i termini della custodia cautelare, impedendo di fatto al gup di fissare l’udienza in tempo utile e aprendo le porte del carcere a tutti quei gentiluomini. Scendendo a sud, a Lamezia Terme, quella che un anno fa veniva celebrata come una vittoria dello Stato sulla mafia l’altro giorno è diventata una farsa: Pasquale Giampà, Vincenzo Giampà e Angelo Torcasio, arrestati nel 2007 per l’estorsione ai danni di un commerciante, sono stati liberati per un altro errore di notifica agli avvocati, sui cui nominativi la procura pare abbia fatto un po’ di confusione.

Tutto normale, dunque? Il ministro della Giustizia, Luigi Scotti, sul caso di Este ritiene che di normale non ci sia proprio nulla e per questo ha diffuso una nota in cui sottolinea la gravità dei fatti e chiede «al capo dell’Ispettorato generale di accertare le cause della scarcerazione e la scansione temporale delle attività svolte dagli uffici giudiziari interessati al fine di verificare anche l’eventuale sussistenza di ritardi o disfunzioni nella gestione dell’iter del procedimento». Sui ritardi e sulle disfunzioni il papà della ragazzina non ha dubbi, ha solo certezze: se il violentatore di sua figlia è fuori è solo perché qualcuno non ha fatto bene il proprio mestiere. Questione di timbri, di notifiche, di azzeccagarbugli, roba che trasforma un genitore disperato in un genitore arrabbiato. Un genitore che torna a pensare a quando la figlia, in quel tardo pomeriggio del 23 febbraio 2007, mentre stava andando a trovare la nonna dopo aver studiato con un’amica, è stata aggredita, costretta a salire in auto da due sconosciuti e portata in un boschetto dove ha subito violenza. Uno di questi stupratori non è mai stato identificato, l’altro era stato assicurato, si fa per dire, alla giustizia il 21 marzo 2007, grazie al riconoscimento della ragazza e al pronto intervento dei carabinieri. Un anno dopo, come dice il presidente dell’Osservatorio dei diritti sui minori, Antonio Marziale, siamo qui a parlare di un caso che «rappresenta fedelmente lo spaccato di una giustizia con la “g” minuscola con la quale gli italiani sono costretti a fare i conti quotidianamente».