«Io, “atterrata” a Milano per sbaglio»

L’ex moglie di Leonardo Mondadori racconta la sua avventura italiana, quella di un’arredatrice «mondiale» innamorata di una città «dialettale»

«Venga in terrazza a vedere il Duomo e la Madonnina!». Sono le prime parole di Katherine Price Mondadori appena entriamo in casa. «Voglio mostrarle dall'alto, approfittando della luminosità della giornata, la visione della città. Non la trova spettacolare?».
È vero. Uno scenario sorprendente che forse pochi, fra gli stessi milanesi, hanno avuto occasione di osservare. L'istintività del gesto fa capire quanto affetto Katherine Price abbia per la città dove è venuta a vivere all'inizio degli anni Ottanta, quando ha incontrato suo marito, l'editore Leonardo Mondadori, e dove sono nati i suoi figli, Filippo e Francesco, appassionato tifoso del Milan, di cui è il più giovane consigliere, per quanto impegnato a studiare musica a Los Angeles. «Sono felice dell'assegnazione dell'Expo ed ho voluto scrivere una lettera di congratulazione a Letizia Moratti, un'amica, per quanto non la incontri di frequente. È' stata bravissima».
Nata e vissuta negli Stati Uniti, nel North Carolina, dove si è laureata in giornalismo, Katherine Mondadori ha viaggiato un po’ in tutto il mondo, cosa che continua a fare, pur tornando di frequente a Milano dove risiede, per svolgere la sua attività di interior designer.
Quando arrivò in Italia?
«La prima volta che sono giunta in Italia, sono atterrata proprio a Malpensa, anche se ero diretta a Capri... Forse un segno premonitore. Nel mio paese Milano era nota per la Scala, e mi dicevano però che era una città buia, piena di smog, ma non è così». In un italiano perfetto, ma con inconfondibile accento americano, Katherine Mondadori rivela una classe squisita. È una di quelle signore che, pur se indossano un abbigliamento sobrio, sembra vestano in un abito da sera.
Quando conobbe Leonardo, e cosa le piacque di Milano?
«Ho conosciuto Leonardo nel 1981 a una cena e poi ci siamo sposati. Milano mi è piace perché è una città misteriosa, che bisogna scoprire. Si trovano degli angoli deliziosi, come il giardino della famiglia Invernizzi, presso Corso Venezia. Mi piacciono i Navigli dove lavora il mio ultra ottantenne tappezziere che si rivolge a me solo in dialetto: “bela sciura, bela tusa...”. Il milanese “doc”, ma ce ne sono sempre meno, non ti dà subito confidenza, anche se si trovano di fronte a uno straniero. Un atteggiamento che apprezzo dal momento che provengo da una famiglia rigida, severa. Oggi vi è invece la tendenza a dare subito del tu, una familiarità eccessiva».
Katherine Mondadori ha difficoltà nel pronunciare il dialetto, ma quando, le chiediamo se le pace la cucina milanese, cita subito la cassuola.
«Per me la vostra cucina è la migliore del mondo. Anche Leonardo la gustava. Il risotto, la cotoletta... Sono sempre stata una brava cuoca e me la cavo bene».
Lei ha cominciato vivere a Milano in un periodo «ruggente» per la città, gli anni della Milano da bere... Come si svolgeva la sua vita?
«Frequentavamo molto la Scala, il simbolo culturale internazionale di Milano. Poi molte cene, numerosi amici, i nomi più in vista della moda e della cultura, dell'arte, dell'arredamento: Ferrè, Versace, Camilla Cederna... Non mi chieda di elencarli tutti poiché sono certa di dimenticarne qualcuno. Milano mi ha dato non solamente un marito e i figli, ma molte durature conoscenze. Per gli amici autentici il tempo non conta. Non occorre vedersi ogni giorno. So che i vostri negozi offrono di tutto e riflettono il buongusto della città, ma non sono amante dello shopping».
Ci sarà qualcosa che non le piace di Milano...
«Il troppo tempo necessario a raggiungere in auto Malpensa. La lunga fila che devo fare quando vi arrivo per il controllo del mio passaporto americano. Non potendo utilizzare il passaggio per le persone dell'Unione Europea, a volte sono costretta ad attendere per ore tra sudamericani, indiani, cinesi... Ora poi che l'Alitalia ha chiuso i collegamenti dallo scalo, il disagio è notevole. Domani devo raggiungere il Dubai, dove sto completando i lavori di arredamento degli appartamenti di una splendida torre che porta il mio nome - KPM - e sono costretta a recarmi con un volo a Roma, e attenderne un altro per la mia destinazione. L'immigrazione è un altro grave problema. Temo che un giorno i milanesi autentici saranno talmente pochi che in strada si saluteranno fra di loro stringendosi la mano...».