Business e malavita Quel giro «sporco» in piazza San Babila

Porta nel cuore di Milano l'inchiesta della Dia di Reggio Calabria sulla cosca che - a metà strada tra massoneria e malavita organizzata - gestiva affari e appalti. Non solo perché si parla di appalti legati a Expo 2015; non solo perché una parte delle attività di riciclaggio di denaro sporco lambiscono ambienti della Lega Nord, attraverso l'ex tesoriere Francesco Belsito; ma soprattutto perché qui, a Milano, avveniva una parte rilevante delle attività finanziarie della associazione criminale. E tutto, secondo i rapporti della Dia, ruotava all'ufficio nel centro di Milano di Lino Guaglianone, ex ultrà di destra, poi consigliere delle Ferrovie Nord in quota Pdl, che pure nell'ottobre scorso, quando vennero pubblicati alcuni passaggi del rapporto dell'Antimafia calabrese in cui veniva citato il suo nome, aveva reagito polemicamente e minacciato querele.
Invece ieri, quando scattano anche a Milano le perquisizioni della Dia, si scopre che Guaglianone è accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, a favore della potente famiglia dei De Stefano di Reggio Calabria, e che le attività della cosca al nord coincidono spesso con gli indirizzi operativi della attività di commercialista di Guaglianone. Viene perquisita la sede della Mgim, via Durini 24, l'ufficio di Guaglianone dove aveva sede anche il sedicente avvocato Bruno Mafrici, anche lui indagato per associazione a delinquere, buon amico di Francesco Belsito. Vengono perquisite le banche su cui si appoggiavano Guaglianone e Mafrici, e in particolare il Credito Artigiano di piazza San Fedele, alle spalle di Palazzo Marino, dove il funzionario Ivan Pedrazzoli si sarebbe legato mani e piedi al clan, al punto di informare i capi anche su tutte le attività investigative nei loro confronti. Viene perquisito un luogo storico dell'ultradestra milanese, la Palestra Doria di via Pietro Mascagni, gestita dal figlio di Guaglianone e base di un altro indagato ben noto nelle notti milanesi: Franco Terlizzi, amico di Belen Rodriguez e istruttore di pugilato del suo compagno Stefano De Martino.
Come a volte accade nelle indagini sui reati per associazione a delinquere, nel decreto di perquisizione non emerge in modo troppo chiaro quale fosse il vero business del clan. Il decreto affermna che Gauaglianone, il suo socio Giorgio Laurendi, l'avvocato Mafrici e gli altri membri della banda - tra cui Romolo Girardelli, accusato di avere riciclato i fondi della Lega insieme a Belsito - «ciascuno nella sua qualità professionale, politica ed imprenditoriale prendevano parte ad una associazione per delinquere al cui interno opera una componente di natura segreta», «già rappresentata in territorio lombardo da Martino Paolo». Obiettivo: riciclare capitali, investire in attività imprenditoriali, agganciare le istituzioni attraverso contatti politici come quello con Belsito. Il Paolo Martino di cui parla il decreto è uno dei capi storici della 'ndrangheta al nord, fotografato insieme a Mafrici sotto gli uffici di via Durini insieme a uno dei Mucciola, costruttori reggini anch'essi indagati. «Quando uscì quella foto io Mafrici l'ho ribaltato», dichiarò nell'ottobre scorso Guaglianone. Ora anche lui è accusato di fare parte del clan.