Centomila euro per il «118» ma l'aeroclub era fuorilegge

Cifre a cinque zeri che entravano nelle casse dell'Aero club Milano senza che questo ne avesse titoli. Si parla di almeno 100mila euro all'anno che l'associazione di aviatori avrebbe intascato da Regione Lombardia per garantire il servizio antincendio all'elisoccorso nell'aeroporto di Bresso. Uno dei motivi della chiusura dello scalo milanese è proprio questo, cioè il ripristino di un servizio antincendio per il 118 che sia a norma di legge e con tutte le carte in regola. La vicenda è nota agli addetti ai lavori e anche alla Digos visto che ha già interrogato Silvia Palmieri, ex manager dell'aeroclub, che si era opposta all'idea di prendersi in carico il servizio antincendio: «Qui si tratta di un servizio per le persone - spiega - e noi non eravamo in grado di garantirne uno efficiente». Si parla di anni in cui il servizio è stato pagato con soldi pubblici e in cui per fortuna non si sono verificati incendi.
E intanto la chiusura dello scalo ha avuto due ripercussioni immediate: la prima è stata lo spostamento dell'elisoccorso al San Carlo. E a oggi non si sa quale sarà il destino del servizio del 118, visto che l'attuale sistemazione non è adeguata alle necessità dell'elisoccorso. Alla soluzione lavorano Prefettura e Areu. La seconda è la causa per danni che l'Aero Club Bresso, nato da una costola di quello al centro delle inchieste, ha intentato una causa per danni anche per la questione dei servizi antincendio: «In diverse riunioni l'Aeroclub Bresso e gli altri utenti dell'aeroporto, diversi dall'Aeroclub Milano, hanno chiesto la costituzione di un consorzio per la gestione in comune dei servizi antincendio, come peraltro stabilito dalla legge - specifica l'avvocato Paolo Corte - Il consorzio non si è mai costituito per la strenua opposizione dell'Aeroclub Milano, che ha garantito di poter fornire un servizio perfettamente efficiente e regolare». E visto che poi l'aeroporto è stato chiuso proprio per i problemi connessi al servizio, sono passati al tribunale.
Ora che la gestione delle carte all'aeroporto di Bresso fosse un po' allegra lo si capisce anche dal fatto che la Direzione aeroportuale ha stabilito, dopo le inchieste e gli articoli che ne parlavano, la cessazione delle assegnazioni dirette: se ci sono concessioni da assegnare o simili si procederà per bandi.
Forse anche il fatto che nello scalo fossero ospiti graditi soggetti come Andrea Agostinone, la primula rossa dell'affaire Mose, non getta una luce migliore sulla vicenda. Il commercialista sfuggito all'arresto, e indicato da più parti come la mente che ha organizzato la truffa milionaria, non potrà più usufruire del suo aereo. La Guardia di Finanza ha recuperato il velivolo grazie ai tecnici della società di manutenzione che lo aveva in carico e che hanno telefonato alle Fiamme Gialle per avvertirle. Agostinone, che ha acquisito la cittadinanza maltese nel 2012, potrebbe essere sia nell'isola, dove è registrata una delle società a suo nome, sia a Miami, al 450 di Alton Road, dove si è fatto spedire da Malta uno Yacht di 35 tonnellate. Di sicuro però non potrà più usare il suo aereo a Bresso. E come lui gli altri nomi della borghesia Lombarda che avevano un velivolo nello scalo milanese. Anche se intestati a società in giro per il mondo.