Da testimone a indagato Nuovi guai per Bresciani

Riceviamo e pubblichiamo.
"Il Dottor Bresciani segnala che le affermazioni contenute nell’articolo sottostante circa il fatto che “sarebbe stato sottoposto ad altri procedimenti per giri di mazzette legati alla sanità lombarda” sono completamente destituite di fondamento e sono ritenute lesive della sua onorabilità.

Inoltre la parte dell’articolo che segue: “Stando alle indagini della Procura. Le due delibere avrebbero favorito gli imprenditori della famiglia Lo Presti, titolari della società Xermex e scelta per fornire all’ospedale di Cremona e all’Istituto Nazionale dei Tumori l’apparecchiatura Vero, un cosiddetto acceleratore lineare utilizzato per malattie oncologiche. In cambio, ovviamente, di una tangente” è pure destituita di fondamento in quanto il Dottor Bresciani non è affatto accusato di avere percepito una tangente.

In realtà, infatti, il Dottor Bresciani non è a conoscenza di essere mai stato sottoposto ad alcun altro procedimento penale prima di quello ora pendente di fronte alla Procura della Repubblica di Milano. Tale unico procedimento lo vede sottoposto ad indagini solamente nell’ipotesi di reato di turbativa d’asta nel ruolo di assessore alla Sanità della Regione Lombardia e niente affatto per avere percepito delle tangenti.

Il Dottor Bresciani si sta difendendo in tale procedimento avendo subito chiesto di essere sentito dal Pm Dottor Gittardi: è stato così possibile chiarire che le delibere contestate non erano indirizzate a finanziare l’acceleratore Vero ma un acceleratore fra una quantità competitiva di acceleratori lineari per quanto riguarda l’Azienda Ospedaliera di Cremona, secondo necessità dalla stessa espressa.

Invece, per quel che riguarda la delibera concernente il finanziamento per l’acquisto dello stesso acceleratore lineare per l’Istituto dei Tumori, il Dottor Bresciani si oppose alla concessione del finanziamento richiesto perché era primaria la necessità di mettere in sicurezza la sede dell’Istituto stesso così che venne concesso un finanziamento solamente per tale unica necessità.

Il Dottor Bresciani, dunque, confida che il procedimento che attualmente lo vede indagato si chiuda con un’archiviazione considerata la sua totale estraneità ai fatti per cui si procede."

La brutta sorpresa è arrivata non appena si è presentato sul banco dei testimoni. L'ex assessore - ha spiegato il pubblico ministero Claudio Gittardi al collegio della quarta sezione penale - può avvalersi della facoltà di non rispondere. Perché è indagato. È rimasto un secondo di stucco, Luciano Bresciani. «Non lo sapevo». L'ex assessore regionale lombardo alla Sanità in quota Lega Nord era convinto di cavarsela con un rapido passaggio nell'aula al terzo piano del tribuanle. E invece scopre di avere altri guai con la giustizia, e legati a due delibere del Pirellone (dicembre 2011 e maggio 2012) per alcuni stanziamenti pubblici nell'ambito sanitario. La nuova accusa nei suo confronti è di concorso in turbativa d'asta nell'inchiesta su un presunto giro di tangenti e su presunti appalti truccati nel settore sanitario, che vede coinvolto anche l'ex Governatore lombardo Roberto Formigoni, accusato di corruzione e turbativa d'asta, e che un anno fa ha portato all'arresto dell'ex consigliere regionale Massimo Gianluca Guarischi, ritenuto dalla Procura l'intermediario delle mazzette.
Stando alle indagini della Procura, le due delibere avrebbero favorito gli imprenditori della famiglia Lo Presti, titolari della società Hermex e scelta per fornire all'ospedale di Cremona e all'Istituto Nazionale dei Tumori l'apparecchiatura «Vero», un cosiddetto «acceleratore lineare» utilizzato per malattie oncologiche. In cambio, ovviamente, di una tangente. Secondo l'ipotesi d'accusa, era Carlo Lucchina, ex dg della sanità lombarda anche lui indagato, ad avere i poteri esecutivi in materia e si sarebbe mosso, accordandosi con Formigoni e Bresciani, per far inserire nelle delibere gli stanziamenti per le due strutture sanitarie per l'acquisto dei macchinari della Hermex. Nella delibera del Pirellone di indirizzo politico del dicembre 2011 sui cosiddetti «fondi di rotazione» della sanità, venne inserito, infatti, come ricostruito dagli inquirenti, uno stanziamento da 8 milioni di euro per l'ospedale di Cremona. In quella del maggio 2012, sempre sui «fondi di rotazione», si indicò, invece, uno stanziamento da 21 milioni di euro per l'Istituto nazionale dei tumori. Delibere entrambe proposte, per i pm, dall'ex assessore Bresciani.
«Sono pulitissimo, non ho subito pressioni di alcun tipo da nessuno - si sfoga Bresciani, comunque già indagato in un'inchiesta stralcio su un presunto giro di mazzette legate agli appalti della sanità -. Con Guarischi non ho mai bevuto neanche un caffè. Sono però sorpreso e scandalizzato dal fatto che mi siedo in aula come testimone e scopro di essere indagato». L'ex medico personale di Umberto Bossi riesce a metterci anche un po' di ironia. «Da cardiochirurgo ad assessore e da testimone a indagato: una carriera rapidissima la mia».
Più rapido e senza sorprese, ieri, il passaggio in aula dell'ex governatore Roberto Formigonni. Chiamato come testimone, si è comunque avvalso della facoltà di non rispondere, essendo sotto inchiesta nell'altro procedimento, assieme proprio a Bresciani e all'ex dg Lucchina.