Pdl sotto alla Camera: i nomi degli assenti liguri

Mi rendo conto che quello che dico ha uno scarsissimo interesse Chiedo perdono

(...) che urla «Basta!» nei confronti di Angelo Quartiani del Pd, reo di eccessivo ostruzionismo. E il primo intervento serio, di quelli commossi, di quelli applauditi da tutti che elevano il livello del Parlamento, è di Sabina Rossa, degna portaparola delle vittime del terrorismo. E la prima mozione «alta», bella, nobile, è quella di Roberta Pinotti, che da ministro ombra del Pd si occupa delle bombe a grappolo. Oppure, sono liguri le prime proposte di legge «riciclate» dalla scorsa legislatura. Se Gigi Grillo, come abbiamo già raccontato, è tornato all’attacco sull’inno di Mameli, Giorgio Bornacin ha un pallino che torna di legislatura in legislatura: vuole a tutti i costi «Disposizioni per l’assunzione di personale da parte dell’Automobile Club d’Italia (ACI)».
Ed è ligure, chiaramente, una delle prime petizioni della legislatura. Dico chiaramente perchè la firma è quella di Fabio Ratto Trabucco, studioso di Chiavari, che delle petizioni è una specie di istituzione, visto che ne presenta moltissime. L’ultima «chiede il distacco dalle regioni di appartenenza e l’aggregazione ad altre regioni dei Comuni che ne han fatto richiesta ai sensi dell’articolo 132, secondo comma, della Costituzione». Ma c’è anche un emulo, Paolo Eugenio Vigo, genovese che scrive alla Camera perchè vuole una petizione sulle petizioni e «chiede modifiche alla Costituzione in materia di petizioni e di formazione del Parlamento». Ma Vigo, stavolta qualificandosi come voltrese, si rivolge anche a Palazzo Madama, quasi un petitomane del bicameralismo perfetto, chiedendo «una riforma della legge elettorale». Il primo record in petizioni, però, è di uno spezzino: Francesco Felice Previte ne manda due sulla malattia mentale.
E poi, sono liguri le prime risposte del Giornale ai nostri lettori sull’attività dei parlamentari eletti alle nostre latitudini. Maria Elena Dagnino mi ha scritto indignata l’altra mattina perchè voleva sapere come si erano comportati i nostri sull’emendamento su cui il governo è andato incredibilmente sotto: hanno votato regolarmente Sandro Biasotti, Eugenio Minasso, Michele Scandroglio, Roberto Cassinelli, Maurizio Balocchi, Guido Bonino, Manuela Repetti e Lucio Barani; erano assenti giustificati per missione Claudio Scajola (sacrosanta) e Fiamma Nirestein; erano assenti e basta Gabriella Mondello, che però sta attraversando un momentaccio di salute e Giacomo Chiappori che ha partecipato a tutte le votazioni della giornata. Tranne una. Quella più importante, quella su cui il centrodestra ha registrato la prima sconfitta della legislatura.
E ancora, è ligure la prima piccola gaffe della legislatura. Niente di grave, intendiamoci. Con Gabriele Boscetto, talmente abituato a sentirsi azzurro fino al midollo, che ha annunciato in aula: «Il gruppo di Forza Italia voterà a favore del provvedimento sul divieto di videofonini nelle cabine elettorali». I primi commenti dei colleghi di gruppo hanno provocato l’immediata errata corrige e gli applausi di incoraggiamento dei vicini: «Ovviamente volevo dire il gruppo del Popolo della libertà, nome a noi tanto caro, anche se rimane nella mente quello che per tanti anni abbiamo sostenuto con un altro nome: identità di cuore, di passione, di volontà e conseguente difficoltà a non sbagliare ogni tanto in relazione al nuovo nome». Ma non era finita. Perchè poi, durante l’intervento di Boscetto il brusio era talmente forte che la presidente di turno è sbottata. Ma lui, imperturbabile e signore: «Mi rendo conto che quello che dico ha uno scarsissimo interesse, quindi da parte mia chiedo perdono ai colleghi senatori». Geniale autoironia.
Ma la superstar della legislatura, per ora, è Roberto Cassinelli. Che ha già firmato quattro interrogazioni (record ligure) e un intervento da secchione sull’ordine dei lavori: «Signor presidente, mi rivolgo alla sua cortesia perchè i tentativi che ho effettuato con gli uffici non hanno portato nessun risultato. Mi sono avveduto, leggendo il resoconto della seduta del 21 maggio che, nonostante abbia votato favorevolmente in tutte e tre le votazioni, il mio voto non è stato registrato». E la difesa, nobile, si è estesa anche a un amico: «Stessa sorte è toccata anche all’onorevole Scandroglio che era seduto vicino a me. Le chiederei la cortesia di dare atto nel resoconto che entrambi abbiamo votato a favore». Obiettivo raggiunto: «Provvederemo» ha garantito laconico il presidente.
E sempre Cassinelli si è superato quando Furio Colombo, con la sua nota dialettica, ha attaccato Fini, definendo l’approccio all’aula del presidente della Camera «postale». Roberto, non dimenticando di essere un avvocato, si è subito improvvisato in un’arringa: «Signor presidente, intervengo per esprimere solidarietà a lei, ma soprattutto ai dipendenti delle Poste italiane che sono stati additati come esempio di maleducazione e di arroganza, mentre si tratta di lavoratori che per la loro stragrande maggioranza assolvono in modo sempre efficiente ed educato al loro compito. E non come dice l’onorevole Colombo che li addita come elementi negativi della nostra società».
Per la cronaca. Cassinelli sarebbe quello di destra, Colombo quello di sinistra.