Acquisto sospetto di un castello: monsignor Paglia finsice indagato

Riceviamo e pubblichiamo:

Castello di Narni, il Gip: Estraneo ai fatti monsignor Vincenzo Paglia. In Gip di Terni ha archiviato l’indagine nei confronti di Monsignor Vincenzo Paglia. A chiedere il proscioglimento è stata la stessa Procura. Nel decreto di archiviazione il Gip Simona Tordelli definisce certa la totale estraneità di Monsignor Paglia, il quale anzi risulta aver agito sempre nell’espletamento del suo mandato pastorale, con l’unico obiettivo di assicurare alla realtà cittadina un riscatto in termini sociali e culturali”.

RomaPotrebbe finire sotto processo monsignor Vincenzo Paglia, attuale presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, indagato dalla procura di Terni nell'ambito dell'inchiesta sulla compravendita del Castello di San Girolamo di Narni. Per il prelato - che è stato vescovo di Terni dal 2000 al 2013 - l'accusa è di associazione a delinquere per truffa ai danni del comune umbro, falso ideologico, turbativa d'asta e appropriazione indebita. L'operazione di compravendita sarebbe infatti collegata al buco di oltre 20 milioni di euro nelle casse della diocesi negli anni della gestione di monsignor Paglia. Il bando di gara avrebbe inoltre previsto un prezzo (1.760.000 euro) ritenuto largamente inferiore al valore reale dell'immobile, oltre 5 milioni 600 mila euro.

L'indagine era emersa nel luglio 2013 con l'arresto dell'ex direttore dell'ufficio tecnico della diocesi ternana Luca Galletti, dell'ex economo Paolo Zappelli e del dirigente dell'ufficio urbanistica del Comune di Narni, Antonio Zitti.

Immediata la replica del vescovo, che tra i suoi incarichi vanta anche quello di consigliere spirituale della Comunità di Sant'Egidio. «In merito alle notizie apparse su alcuni organi di informazione, relative a una indagine della magistratura italiana sul cosiddetto castello di Narni e la situazione debitoria della diocesi di Terni, è opportuno ricordare che si tratta di due vicende totalmente distinte. Da una parte - precisa il vescovo in una nota - la diocesi di Terni ha vissuto sin da prima dell'insediamento del vescovo Paglia una fase di sofferenza economica le cui cause sono molteplici e che si è conclusa con il risanamento del debito. In secondo luogo, l'indagine relativa all'asta del castello è una iniziativa della magistratura inquirente che in ogni caso non può essere collegata alla passata situazione debitoria della diocesi. La partecipazione finanziaria dell'ente diocesi all'asta per il castello-convento, con una chiesa adiacente - conclude la nota - intendeva infatti portare alla crescita del patrimonio immobiliare».

Ora il vescovo, a capo di uno dei dicasteri più importanti della Curia romana, rischia di finire sotto processo per operazioni finanziarie e immobiliari messe in atto grazie a conti correnti appartenenti alla diocesi umbra.