Il pm tifoso passò da Simone per cercare D'Alema

Di Maio dalla procura di Roma chiamò l'ex pr della coop ma non riuscì ad avere l'incontro

Napoli Un pm della Procura di Roma che chiama un amico avvocato che si rivolge al fratello sindaco che, a sua volta, contatta un manager della Cpl Concordia. E tutto per esaudire il desiderio del primo di incontrare Massimo D'Alema.

Agli atti dell'inchiesta sulla tangentopoli ischitana, c'è un'annotazione dei carabinieri del Capitano Ultimo che disegna il percorso che un magistrato in servizio nella Capitale avrebbe intrapreso per ottenere un appuntamento con l'ex premier.

L'anello forte del passaparola è Francesco Simone, l'ex direttore delle relazioni istituzionali della coop rossa che da qualche giorno ha deciso di collaborare con l'autorità giudiziaria svelando il «protocollo» criminale utilizzato dall'azienda romagnola per vincere gare e aprire cantieri in tutt'Italia.

Dal telefono (sotto controllo) dell'ufficio di via del Bufalo, il manager dirige il traffico di raccomandazioni, affari e appalti della società di Modena. Un'intercettazione in particolare lo sorprende mentre discute con Massimo Ferrandino (altro coindagato, fratello del sindaco Pd di Ischia Giosi Ferrandino) di una richiesta che arriva direttamente da Piazzale Clodio. La cui natura viene ricostruita dagli inquirenti partenopei analizzando il giro di chiamate che immediatamente partono dall'utenza di Simone verso la sede della fondazione ItalianiEuropei. Dove - si legge nel brogliaccio dei militari del Noe - l'uomo «parla con una certa Ornella, segretaria di Massimo D'Alema» per spiegarle che il «pm della Procura di Roma Antonino Di Maio», amico di Massimo Ferrandino, è un «ammiratore del presidente» e «avrebbe piacere di incontrarlo e conoscerlo». Di Maio è il titolare del fascicolo sulla morte del tifoso napoletano Ciro Esposito ed è colui che ha ottenuto l'arresto del capo ultrà Genny 'a carogna per gli scontri del 3 maggio 2014 in occasione della finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli.

Non è una chiamata isolata con la fondazione ItalianiEuropei, quella. Simone, emerge dalle carte, ha infatti una certa consuetudine con il «pensatoio» dell'ex presidente del Consiglio diessino. In un'altra intercettazione ambientale il dirigente viene ascoltato di rimbalzo mentre parla al telefono proprio con D'Alema di una degustazione dei vini di casa Baffino da organizzare a Ischia e di un non meglio chiarito «gap documentale» da colmare. Nel corso della conversazione, Simone si lascia addirittura andare a considerazioni sulla natura del politico che - sentenzia - «di per sé è un commerciale nato perché far votare una persona per te o per altri è una impresa non semplice».

Il pm Di Maio (che - è bene chiarire - non è indagato né accusato di alcunché) non riesce però a ottenere l'incontro perché, come spiega la segretaria, «il presidente sarebbe partito a breve per le ferie estive» e dunque se ne sarebbe riparlato, al più, a settembre. Che cosa sia successo, i carabinieri non lo dicono. Perché, nel frattempo, hanno dovuto indagare sull'appalto pilotato della metanizzazione sull'isola verde.

Commenti
Ritratto di Runasimi

Runasimi

Sab, 11/04/2015 - 23:08

In Italia c'è troppa gente che vive con la lingua sempre pronta a leccare i piedi dei politici che contano. Un po' come i capi mafia che fanno il bello ed il brutto tempo e chi vuole favori DEVE ESSERE PRONTO A LECCARE. In questo caso il candidato "leccatore" di D'Alema gli fa sapere che la sua lingua è pronta. CHE ANGOSCIA SAPERE CHE SIMILI LECCAPIEDI GESTISCONO LA GIUSTIZIA.