Prese a calci una «volante», giudice assolto

Riceviamo e pubblichiamo:

"Avuto riguardo alla notizia sotto riportata si dà atto che con sentenza irrevocabile n. 405/2010 del Gip del Tribunale di Salerno il Dottor Federico Sergi è stato assolto nel processo penale originato dalla vicenda in argomento."

La legge è uguale per tutti, così è scritto nelle aule di tribunale. Solo che a volte, quando finiscono sotto processo le toghe, anche a essere più che garantisti quella dicitura sembra vacillare. Prendete il caso del magistrato Federico Sergi in servizio al tribunale di Catanzaro, arrestato due anni fa per aver preso a calci e a pugni una macchina dei carabinieri, processato con rito abbreviato nella stessa sede dove il giudice imputato presta servizio (anziché nella vicina Salerno) e al dunque assolto perché «il fatto non sussiste». Leggete qua. L’otto luglio del 2009, alle tre di notte, il magistrato che per anni è stato sostituto procuratore a Catanzaro per poi passare a svolgere funzioni di giudice civile, rimane coinvolto in un incidente stradale nel rione Bellavista. All’arrivo della gazzella, giunta sul posto per i rilievi del caso, la scena è quella di un tamponamento di un’auto parcheggiata. Per motivi poco chiari il giudice Sergi non solo oppone resistenza ma inveisce contro le divise finendo per prendersela con la carrozzeria dell’automobile del 112, danneggiandola. Difronte a quella reazione i carabinieri non possono non procedere all’arresto, sollecitato dal pm di turno e subito convalidato dal gip, il quale però rimette il collega in libertà per mancanza delle esigenze di misure cautelari. L’interessato, da poco scarcerato, ammette di non ricordare nulla dell’accaduto. Fin qui la nuda cronaca. Accusato di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale, la toga calabrese finisce assolta - è di tre giorni fa la motivazione «perché il fatto non sussiste» - dal giudice monocratico Domenico Commodoro. A far cambiare il corso del processo che sembrava segnato, alcune novità dibattimentali oltre alla richiesta d’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato» avanzata dalla pubblica accusa. Due in particolare: l’interrogatorio dei carabinieri che ammanettarono Sergi in mezzo alla strada e che, col tempo, si sarebbero ricordati che il magistrato «molesto» non si sarebbe volontariamente sottratto all’obbligo di fornire le sue generalità, e la rivelazione di un testimone che ha dichiarato come il pm-imputato, quella notte, non era capace d’intendere e di volere a causa dell’assunzione di farmaci per l’insonnia. Con l’assoluzione del magistrato resta il problema dell’arresto e della gazzella danneggiata. Come se ne esce? L’ipergarantista Piero Sansonetti, direttore di Calabria Ora, fa giustamente notare che «i carabinieri avevano arrestato (Sergi, ndr) due anni fa per averli aggrediti, aver fatto resistenza, aver preso a calci la loro auto che era effettivamente danneggiata. E allora, in questi due anni, cos’è successo? S’è scoperto che i carabinieri s’erano inventati tutto? E si è anche accertato che la gazzella dell’Arma si era “autodenneggiata“? Oppure, scartabellando fra i codici, è stato accertato che l’immunità parlamentare non esiste più e che al suo posto è stata stabilita una nuova speciale immunità solo per i magistrati?». Per una risposta «tecnica» non resta che aspettare la lettura delle motivazioni. Quanto alla decisione di processare Sergi negli stessi uffici giudiziari della città in cui lavora anziché a Salerno, competente per i procedimenti a carico dei magistrati catanzaresi, è stato fatto presente che al momento del burrascoso «sinistro» la toga... era in aspettativa.
Il giudice Sergi, purtroppo per lui, non è nuovo a questo tipo d’infortuni coi carabinieri. Il 9 novembre 2007 il Csm gli aveva inflitto un ammonimento per aver guidato in provincia di Brindisi «in stato di ebbrezza alcolica (fatto costituente reato ed idoneo a ledere l’immagine del magistrato)». Sottoposto a procedimento penale, Sergi era stato prosciolto il 28 aprile del 2004 perché il reato si era estinto per oblazione. L’ammonimento del Csm si rivelerà un provvedimento duro nella forma, meno nella sostanza: «Per avere tenuto, nelle stesse circostanze di tempo e di luogo, un comportamento gravemente scorretto nei confronti dei carabinieri intervenuti, perché, dopo essersi qualificato come sostituto procuratore di Lecce, vantando conoscenze con ufficiali dell’Arma, politici locali e nazionali, minacciava di farli trasferire a Lampedusa, rendendosi così immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere un magistrato e compromettendo il prestigio dell’ordine giudiziario». Se la sanzione è stata al dunque «lieve» ciò è dovuto al fatto che Sergi, secondo la disciplinare del Csm, «mancava dell’esperienza tale da renderlo consapevole della gravità della sua condotta». Stavolta nemmeno l’ammonimento. Assolto perché il fatto (quale fatto?) non sussiste.
(ha collaborato Luca Rocca)