La procura di Perugia nel caos: dimenticati i reati «rossi»

Non c’è solo il caso Meredith. Ci sono anche gli scandali politici, tutti targati sinistra, che però al fattaccio di cronaca nera segnano il passo. L’Associazione nazionale delle toghe lo ha ribadito anche nelle ultime polemiche: siamo alla paralisi, mancano magistrati, eccetera.
Sarà ma a Perugia, capoluogo di una regione - l’Umbria - rossa da oltre mezzo secolo, il posto di procuratore capo è ufficialmente vuoto. Però i capi della pubblica accusa sulla carta erano addirittura quattro fino a un mese fa, e da un mese sono «soltanto» tre.
Fino a qualche settimana fa, appunto, ha continuato a ricoprire il ruolo l’ex procuratore capo Nicola Miriano, nonostante avesse superato dai primi del 2009 gli 8 anni in carica previsti come limite massimo dalla legge. C’è il procuratore aggiunto Federico Centrone, «facente funzioni». Da sei mesi designato dal Consiglio superiore della magistratura a guidare i pm perugini è Giacomo Fumu, giudice di Cassazione a Roma, originario di Perugia dove ha mosso i primi passi anche nella carriera: storia o leggenda che sia, si narra che il primo giorno in cui entrò nel suo ufficio, una trentina d’anni fa, sostituì il crocefisso con il ritratto di Carlo Marx. In ogni caso Fumu finora non ha mai preso possesso del prestigioso incarico.
Contro la sua nomina ha fatto ricorso al Tar, e lo ha vinto, il dottor Consolato Labate, il più anziano e con la maggior esperienza nella procura. Da tre mesi secondo il tribunale amministrativo è lui ad avere le carte in regola.
Per oltre 8 anni a tenere dritta la barra della procura perugina, dunque, ha provveduto Nicola Miriano. In quella che sembrava un’oasi di pace negli ultimi due-tre anni ha dovuto affrontare casi politicamente spinosi: dai due arresti di Leonardo Giombini, il costruttore più amato dalle coop, ai numerosi procedimenti che hanno chiamato in causa assessori e ex sindaco della città, nonché la presidente della Regione, Maria Rita Lorenzetti, e il marito. Il dottor Miriano è anche incappato nell’ «incolpazione» del procuratore generale e poi nel provvedimento disciplinare del Csm per aver insultato nel 2002 un suo sostituto, Silvia della Monica, e l’allora governo Berlusconi. Contro Silvia della Monica che lo informava di aver ricevuto l’incarico di rappresentare l’Italia all’Onu nella commissione per la lotta alla corruzione aveva reagito replicando «al posto tuo mi vergognerei di rappresentare questo governo» ed «è come se mi avessero tolto, senza avvertirmi, la donna di servizio».
Tre mesi fa il Tar ha annullato la nomina del suo successore, Giacomo Fumu (l’ex giovane magistrato con la passione per Marx). Da allora il Csm dovrebbe provvedere a nominare Consolato Labate, che resta il più papabile. Nel frattempo, ha più volte protestato l’ex senatore dell’Udc Maurizio Ronconi, sono ferme inchieste importanti come quelle sugli appalti della ricostruzione post terremoto e il coinvolgimento dei politici di sinistra: erano affidate a Miriano e dovranno passare nelle mani del nuovo procuratore capo. Che però non arriva.
pierangelo.maurizio@alice.it