Ma quanti giudici contabili indagati o vicini alle cricche

Da che pulpito. Inquisiti, sfiorati dai sospetti, vicini alle cricche. Serviti e riveriti, i magistrati della Corte dei conti, custodi occhiuti delle finanze italiane, con stipendi e pensioni da capogiro (fino a 230mila euro all’anno) e, soprattutto, autorizzati a cumulare doppio stipendio, benefit, promozioni e scatti di anzianità. Fra i tanti c’è Lamberto Cardia, magistrato fuori ruolo, per 13 anni alla Consob e nominato presidente di sezione, che ha sommato ai 430mila euro di indennità anche lo stipendio da magistrato, poi presidente delle Fs.
Sono lontani i tempi in cui il presidente e il pg, Giuseppe Carbone ed Emidio Di Giambattista, finirono sotto processo (assolti dopo 12 anni) perché sospettati di aver insabbiato alcune inchieste. A calvario finito quest’ultimo ammise: «Avevo riposto fiducia nella giustizia, mi ero sbagliato». Oggi più di qualcuno ha problemi con la giustizia. Trattasi di Antonello Colosimo, indagato dopo le dichiarazioni di Francesco Piscicelli, l’imprenditore della cricca dei Grandi Eventi che rideva del terremoto. Ex capo di Gabinetto di due ministri dell’Agricoltura (Romano e Catania) ed ex vicecommissario per la lotta alla contraffazione, Colosimo è stato chiamato in causa per una presunta estorsione ai danni dello stesso Piscicelli costretto a suo dire – ma Colosimo si è sempre detto innocente – a pagargli ufficio e autista. Dei dialoghi tra i due (ex) amici è piena l’informativa sulla «Protezione civile». E così mentre Piscicelli risolve un problema alla moglie di Colosimo preoccupata per i costi eccessivi della ristrutturazione della piscina («Non gli devi pagare niente, non parlare di soldi», la rassicura lui) a Colosimo capita di ricambiare mettendolo in network col bel mondo finanziario e istituzionale: dall’ex potentissimo presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici Angelo Balducci all’allora numero uno di Intesa-San Paolo Corrado Passera («Tu devi far fare sempre a me... tu non hai capito niente», esulta Colosimo al telefono con il socio). Un altro magistrato contabile, Mario Sancetta, è finito nell’inchiesta nel filone sui «Grandi appalti» per aver procacciato lavori alla società Consorzio Stabile Novus. «Uno che si muove molto, che non sta mai fermo» a sentire Rocco Lamino, l’imprenditore che lo aggancia per entrare nel grande business del post-terremoto ristrutturandogli casa per conto di Antonio De Nardo, dipendente del ministero delle Infrastrutture considerato vicino al clan dei Casalesi.
E che dire poi di Giuseppe Grasso, ex procuratore del Molise, mandato al confino a Napoli dai pm che indagavano sulla vendita sottocosto dei terreni dell’ex acciaieria Stefana a Campobasso? È accusato di associazione per delinquere e corruzione. Oppure di Angelo Canale, ex assessore al Patrimonio a Roma finito sui giornali per un pernottamento in un lussuoso albergo pagato dall’amico fraterno, l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo? Canale si è sempre difeso sostenendo che si trattava di un gesto d’affetto, ma i pm romani erano sospettosi perché Romeo ha ottenuto la gestione dell’immenso patrimonio capitolino proprio quando Canale era nella giunta Rutelli. Avere un aggancio alla Corte dei Conti spesso risulta prezioso.
Ne sa qualcosa Francesca De Musso, figlia di Ivan, ex magistrato di controllo presso Enav della Corte dei Conti, uscita a margine dello scandalo (entrambi non sono indagati) perché assunta alla holding di Stato. E per avere un magistrato contabile in squadra, Lombardo si è addirittura beccato un avviso di garanzia per abuso d’ufficio insieme all’assessore alla Salute Massimo Russo per la nomina a dirigente regionale di Romeo Palma. Ma chi controlla il controllore? Bella domanda. Il carrozzone statale (600 magistrati e un bilancio che è un terzo della Camera, 270 milioni) è da tempo oggetto di critiche feroci.