Quel Ratto che inonda di petizioni il parlamento

(...) poi prende carta e penna o il pc, e va giù di brutto. Spazia. Solo nell’ultima settimana ha elaborato e successivamente inoltrato a Palazzo Montecitorio - la segreteria della Camera è obbligata a ricevere - una serie di richieste di chiarimento che levati! Perché bisogna sapere che, per Fabio Ratto Traverso - già definito con gli appellativi gratificanti, come merita ampiamente, di petitomane o petiziomane, ma anche petizioniere e petizionista - l’importante è petizionare. Sempre e comunque. Gli exploit più recenti , che saranno sottoposti alle varie commissioni parlamentari di competenza, riguardano, fior da fiore: il riconoscimento di istituzione di interesse nazionale alla «Fondazione scuola di pace Monte Sole» e al «Parco storico di Monte Sole», l’introduzione della denominazione «gelato tradizionale», gli interventi per il completamento della strada a scorrimento veloce denominata «Fondo valle Vitulanese», la soppressione degli uffici delle prefetture e l’assegnazione ad altri incarichi del relativo personale. Tutta roba essenziale, che non se ne può fare a meno fin da subito, pena il disfacimento delle istituzioni repubblicane.
A proposito: Fabio Ratto Trabucco chiede anche «la reintroduzione della XIII disposizione finale della Costituzione concernente i membri e i discendenti di Casa Savoia, qualora ledano la dignità dello Stato italiano». Mica è finita: sempre nell’ultima infornata (cioè: non l’ultima, solo la più recente, come ha minacciato subito lui), trovano posto altre petizioni «doc». Come quella che stimola generici «provvedimenti a tutela delle persone affette da obesità grave», probabilmente ispirata alle imminenti crapule natalizie. O come quella che prevede «norme per l’accesso dei parlamentari ai luoghi di ricovero e cura». Ecco, solo questa ad alcuni è sembrata, come dire?, un po’ troppo autoreferenziata, in rapporto a tutte le altre istanze passate, presenti e future che si mostrano invece improntate al più generoso altruismo. Neanche un’ombra, insomma, sulle buone intenzioni di Fabio Ratto Trabucco. Forse l’unico che s’illude ancora di nutrire un dialogo con i parlamentari.