«Rovinate dalla maledizione del Mostro»

La villa di stile rinascimentale. Il breakfast sontuoso con vista sugli ulivi secolari. La sensazione di giocare con la storia fra le colline che fanno corona a Firenze. Corrono gli inglesi e i tedeschi, ma poi Lorenzo il Magnifico e Michelangelo lasciano il posto al Mostro di Firenze e il soggiorno in questo prestigioso albergo di San Casciano Val di Pesa si trasforma in una maledizione: gli americani e gli altri clienti battono fragorosamente in ritirata. «Siamo esauste - ripetono con le lacrime agli occhi le due proprietarie del casale, Graziella Tacchio e la figlia Aimona - riceviamo disdette improvvise, insulti, minacce». Sì, perché da queste parti la storia carica di suggestioni si è impastata con leggende, voci e misteri sul Mostro. Sulla carta geografica dei delitti c’è un punto infiammato: Villa Poggio ai Grilli. Proprio il relais con le stanze incantate ma anche affacciate su quel precipizio di ferocia e di sangue. Qui l’eterno cantiere delle inchieste su Pacciani e i compagni di merende ha fatto sosta per molti anni raccogliendo ogni piccolo indizio, chiacchiera, ombra. Poi, nel 2005, madre e figlia sono state finalmente scagionate, ma ormai il danno era fatto. E oggi la vox populi è come un’erba maligna che nessuno può più estirpare. «L’altro giorno è arrivata una coppia di inglesi. Persone perbene, hanno alloggiato nella suite, ma poi qualcuno deve averle informate. Hanno protestato, hanno puntato il dito contro di noi, gira e rigira non volevano pagare». È così da anni: «Io - spiega Graziella Tacchio - so come vanno queste cose: il postino di San Casciano, l’edicolante, il messo comunale, il benzinaio, il negoziante, tutti parlano con gli stranieri e li sconvolgono: “andate in vacanza in quella villa? Auguri. Laggiù è morta delle gente” e quelli vengono presi dal panico. Impazziscono. Chiamano i carabinieri. Urlano».
Sembra una favola cattiva, ma in fondo, a ben guardare è solo una storia di malagiustizia. Una della tante che tormentano l’Italia: due donne sotto accusa e sotto i riflettori dei giornali e delle tv per un periodo lunghissimo, ma quelle accuse, se si prova a descriverle, sfuggono di mano come saponette. Tutto e niente, dentro quel grande contenitore che è l’inchiesta sul Mostro di Firenze. «Tutto comincia quarant’anni fa - raccontano in lacrime madre e figlia - quando il marchese Rosselli Del Turco inviò allo zio che amministrava questa villa il suo contadino per potare gli alberi». Incredibile, il contadino si chiamava Piero Pacciani, il capo mostro secondo l’arzigogolata ricerca della Procura di Firenze. «Pacciani rimase poche ore, fece un pessimo lavoro, fu allontanato».
Ma la sua presenza ha germogliato come un seme cattivo altre storie orribili. La caduta nel precipizio arriva nel ’97; una notte un cliente fugge dal complesso dimenticando uno strano kit di oggetti: coltelli, riviste pornografiche, quadri raffiguranti figure femminili straziate, persino un blocco da disegno Skizzen Brunnen uguale a quello trovato a casa Pacciani e che si presume appartenesse ad una delle due vittime del massacro di Giogoli. Sono proprio Graziella e Aimona, spaventate da quel cocktail sinistro, a chiamare la polizia, ma quell’atto di dovere civico si trasforma in un boomerang: scattano le perquisizioni, i sequestri, i sospetti mettono i loro tantacoli su capitelli e arazzi. Le due poverette restano prigioniere di un lavoro di scavo senza tempo e senza confini precisi. Si picconano le suite, si cerca una fantomatica cappella crocevia di riti esoterici, si va alla caccia di un ancor più evanescente secondo livello, quello dei mandanti del mostro, si evocano sette e feticci, si sparge la voce che nel passato, quando la villa era un pensionato, i vecchi fossero abbandonati al loro destino fra stenti e privazioni. Paolo Canessa, il Pm del Mostro, e Michele Giuttari, il superpoliziotto, avanzano come caterpillar. Fino al 2005 quando tutte le nubi nerissime evaporano con l’archiviazione del procedimento. Otto anni di presunte messe nere, sette sataniche, collegamenti tortuosissimi con questo o quel mostro. E poi il vuoto totale: l’inchiesta perpetua gira altrove, senza nemmeno un interrogatorio, un rinvio a giudizio, un processo. Ma in paese l’aria è satura di veleni: «Vengono qua e ci ululano contro: “siete le sacerdotesse del male, avete le corna, siete assassine, siete amiche di Pacciani”. Invece siamo solo vittime di una giustizia spietata e iniqua: la nostra casa è come quella di Cogne, come quella degli orrori di Marcinelle. Tutti l’hanno vista in tv e la riconoscono». Madre e figlia diventano così le streghe di una terribile favola postmoderna.