Dopo lo scandalo Mozambico crollano le adozioni a distanza

Diego Pistacchi

Centosessanta. Almeno fino a ieri, almeno quelle già comunicate. Tante sono, 160 appunto, le disdette finora giunte al «Centro coordinamento sviluppo», la Onlus umanitaria che si occupa di adozioni a distanza e che è stata di fatto «decapitata» da un’inchiesta giudiziaria che ha portato in carcere il presidente Corrado Oppedisano, il tesoriere Marco Curzi, e il segretario generale Simone Castellini con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla distrazione di fondi destinati ai bambini del Terzo mondo. L'associazione sta ricevendo chiamate di ogni tipo da parte di molti dei 23.000 «genitori adottivi» che hanno scelto di sostenere a distanza i bambini fidandosi dell'opera di questa Onlus che opera da 18 anni in cinque Paesi in via di sviluppo. «C'è chi ci chiama insultandoci e considerandoci tutti ladri - spiega Paola Brandolini, responsabile delle sede genovese -. Ma anche chi ha capito che non è l'associazione a essere marcia e ci invita a tenere duro in questo momento difficile. C'è chi ha già interrotto le donazioni e persino chi invece ne ha fatte di nuove. In questi giorni, tra l'altro, la posta elettronica è bloccata per via dell'inchiesta e chissà quante altre persone ci avranno scritto per disdire l'adesione. Senza contare tutti coloro che hanno sospeso i versamenti senza avvertire. Finora ne abbiamo contate 160, ma la cifra lieviterà inevitabilmente, e di molto, quando avremo il quadro preciso». Ma il «Ccs» non ci sta ad assistere al crollo di tutto il lavoro fatto finora. Mostra le prove delle infinite cose buone fatte in tanti villaggi, e chiede fiducia. «Il 5 dicembre l'assemblea straordinaria sceglierà il nuovo direttivo - conferma il vice presidente vicario, Gian Carlo Piano -. E abbiamo dato incarico all'avvocato Cesare Manzitti di recuperare i fondi distratti illecitamente e di ottenere il riconoscimento dei danni morali e materiali subiti». Per non mandare all'aria tutti gli sforzi fatti finora, il «Ccs» chiede apertamente scusa a tutti i sostenitori per quanto possono aver commesso i tre dirigenti arrestati e cerca «nuove figure in grado di trasmettere un messaggio chiaro e rassicurante» per affidar loro la nuova guida, anche d'immagine, del centro. «Anche il magistrato che indaga ci ha spronato ad andare avanti - spiega Paola Brandolini -. Ha riconosciuto la limpidezza dell'associazione, estranea a qualsiasi reato. Infatti non ha bloccato i fondi. Questo è importante che si sappia». Ci sono poi proposte di legge per dare regole più rigide alle Onlus e certificazioni dei bilanci per rassicurare i cittadini, anche se gli stessi esponenti del «Ccs» ammettono che una soluzione di questo tipo non avrebbe impedito la sottrazione di fondi ai bambini così come ricostruito dall'indagine in corso. E neppure a molto, se non forse ad aumentare le riunioni e le spese di rappresentanza dei delegati delle singole Onlus, sembrerebbero servire i superincontri tra associazioni, il Forum che raggruppa i vari gruppi volontari, le riunioni con ministri e politici. «Il 20 per cento circa delle cifre raccolte - spiegano in effetti al Ccs - non può essere inviato ai villaggi. Ci sono delle spese di gestione da pagare». E qualcuno forse ne ha approfittato.