«Il sindaco di Perugia restituisca i contributi del manager arrestato»

Pierangelo Maurizio

da Perugia

No, non sono bastate le querele del sindaco di Perugia, Renato Locchi e della governatrice umbra, Maria Rita Lorenzetti, entrambi ds e dalemiani doc, a fermare il terremoto innescato dall’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto di Leonardo Giombini, il «costruttore delle coop» rosse, in cella ormai da 27 giorni con accuse pesanti: evasione fiscale, associazione per delinquere, riciclaggio. E l’appello lanciato dal centrosinistra in consiglio regionale con lo scopo di chiamare a raccolta tutte le forze della coalizione, e addirittura esteso all’opposizione, «per difendere l’immagine dell’Umbria contro gli attacchi di alcuni giornali nazionali», si è trasformato in un boomerang. Ieri in Regione e in Comune è stata una giornata di scontro campale.
I finanziamenti al sindaco. In Comune la Cdl ha chiesto al sindaco ds Renato Locchi con un’interpellanza, firmata da 9 consiglieri su 12, «se non ritenga opportuno prendere pubblicamente le distanze da Giombini». Nessun riferimento a responsabilità personali. Quanto piuttosto alle notizie secondo le quali «le sfolgoranti, rapide e cospicue fortune del costruttore» sarebbero «da collegarsi agli stretti rapporti con il sistema delle cooperative, con varie amministrazioni di sinistra, in particolare con i Ds, e con i suoi più prestigiosi esponenti istituzionali». E l’opposizione suggerisce a Locchi di restituire le somme ottenute «per tramite della Oikos Srl» - una società di Giombini che sta costruendo le tre torri (inizialmente dovevano essere quattro nel centro di Perugia) - «in occasione della campagna elettorale 2004»: magari «consegnandole all’Erario». Si tratterebbe di una cifra, nell’ordine di qualche migliaio di euro, e regolarmente iscritta nel bilancio della campagna elettorale del primo cittadino. Niente a che vedere dunque con le presunte tangenti su cui sta cercando di far luce l’inchiesta.
«Capisco l’autodifesa del sindaco di fronte alle notizie di stampa che lo hanno tirato in ballo» dice Massimo Monni, capogruppo di Forza Italia: «Meno comprensibile è che dopo 27 giorni non ci sia stata una presa di distanza da un personaggio che dovrebbe ormai destare, almeno, un po' di imbarazzo negli ambienti politici a lui vicini». Ma vediamo cosa ha accertato finora l’inchiesta giudiziaria.
I fondi neri. Le indagini hanno preso le mosse da un vasto giro di fatture false che ruotavano intorno alle società di Giombini, che hanno coinvolto molti altri imprenditori, con diramazioni che starebbero interessando almeno altre 4-5 procure in Italia. Queste fatture false sono servite a costituire fondi neri per milioni di euro, sequestrati a Giombini, depositati su conti correnti intestati alla moglie, alla suocera e alla nonna della consorte, in Lussemburgo e a San Marino.
Lo strano intreccio. Sulla compravendita di un terreno a Collestrada, dove la Giombini costruzioni spa ha realizzato un’ipercoop, l’immobiliare Icc che dipende dalla Coop Centro Italia (il presidente è Giorgio Raggi, già sindaco per il Pci di Foligno e molto amico di Maria Rita Lorenzetti) si è dimostrata molto generosa. Ad un’altra società di Giombini ha pagato senza battere ciglio 680mila euro per uno studio di fattibilità e altri 850mila euro (un milione e 20mila euro con l’Iva) per l’intermediazione sul terreno. Secondo i magistrati quell’intermediazione non è mai avvenuta. Secondo Giancarlo Lo Forte, un imprenditore coinvolto nelle fatturazioni fittizie, gli 850mila sono stati utilizzati per pagare la campagna elettorale delle amministrative nel 2005 (ha fatto quattro nomi).
Ieri in Consiglio regionale il centrodestra ha chiesto che sia istituita una commissione d’inchiesta. «Ci vorranno dieci giorni - spiega Pietro Laffranco, capolista della Casa delle libertà per l’Umbria -. Chiederemo l’elenco di tutti gli appalti avuti dal gruppo Giombini e da altre società, a partire dal '97». Ma non è finita.
La visita in carcere. L’interpellanza del centrodestra in Comune parla di una visita nel carcere della Capanne dove detenuto il costruttore che «sarebbe stata compiuta il 7 giugno 2006 dal sindaco Locchi insieme al presidente della giunta regionale Maria Rita Lorenzetti». I consiglieri dell’opposizione chiedono se non si sia trattata di un’«iniziativa, nel migliore dei casi, quanto mai inopportuna».