Il telefono «bollente» di Cristiano Peculato per tutti ma non per lui

Riceviamo e pubblichiamo: La Dottoressa Fasano è stata assolta per il fatto di cui al presente articolo con sentenza della Corte d'Appello di Potenza pronunciata in data 19.5.2016.

RomaPer aver usato un telefono o l’auto di servizio dell’amministrazione pubblica, in tanti si sono beccati un’accusa di peculato da parte di solerti e pignoli procuratori: sindaci, deputati, ambasciatori, magistrati, poliziotti e ogni altro tipo di figura istituzionale. Chi indagato, chi finito sotto processo, chi condannato per una chiamata di troppo fatta con un apparecchio sbagliato. Nel caso dell’inchiesta partenopea anche il figlio di Antonio Di Pietro, Cristiano, è stato «beccato» mentre chiamava da utenze pubbliche e/o ministeriali per questioni «private» tuttora oggetto di accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria. Nell’informativa della Dia agli atti dell’inchiesta MagnaNapoli si fa infatti riferimento a telefonate in partenza dal ministero delle Infrastrutture e a chiamate dal cellulare intestato alla Provincia di Campobasso: c’è quella del gennaio 2008 in cui la segreteria del ministro Di Pietro chiama Mautone e poi passa la linea a Cristiano interessato a sapere se ci sono novità, fra l’altro, sulla caserma di Portocannone. Poi c’è la telefonata di Nello Di Nardo (sotto inchiesta anche per questa chiamata) in cui il segretario di Di Pietro dice a Mautone che «qui ci sono due amici di Cristiano, due ingegneri» ai quali «non bisogna far prendere collera, li hai conosciuti... ». E Mautone, scrive la Dia, «fornisce assicurazioni in tal senso» e poi invita Di Nardo a una festa a Pozzuoli. «Devono prendersi scorno» o qualcosa del genere.
Tra i casi più noti vi è quello dell’ex ambasciatore Umberto Vattani, finito sotto processo per aver chiamato una sua dipendente col telefono di servizio. Celebre anche la «disavventura» capitata alla moglie dell’onorevole del Pd Salvatore Margiotta, Luisa Fasano, ex dirigente della Squadra mobile di Potenza, accusata di peculato nell'inchiesta «Toghe lucane» per aver fatto telefonate personali con il cellulare di servizio, ovviamente intestato al ministero degli Interni. Nei guai per gli stessi motivi, anni fa, anche l'allora sindaco di Napoli, Antonio Bassolino, finito sotto inchiesta (poi prosciolto) insieme a quattro collaboratori per le chiamate private fatte sempre coi cellulari in dotazione. E di nuovo nell'inchiesta «Toghe lucane» è stata indagata il pm di Potenza, Claudia De Luca. L'accusa? La stessa. Altro caso analogo quello della contestata inchiesta «Black Hole» (procura di Larino) dove più esponenti delle forze dell’ordine e un avvocato sono finiti nel mirino del magistrato per qualche fax privato e collegamenti a internet su siti che poco avevano a che fare con le indagini in corso. A Catanzaro, invece, la Procura ha accusato alcuni vigili urbani, poi prosciolti, di aver effettuato telefonate all’indirizzo di utenze a luci rosse. Pochi giorni fa la procura di Napoli ha invece «avvisato» sei assessori per l’utilizzo improprio delle auto blu in dotazione al Comune. A Pesaro è invece finito dietro le sbarre il direttore del carcere, Bruno Medugno, accusato anche di peculato in relazione ad alcune telefonate verso numeri speciali fatte dal figlio utilizzando le utenze del penitenziario.
L’accusato di peculato è piovuta persino sull’ex comandante generale delle Fiamme gialle, Roberto Speciale. I pm hanno aperto un’inchiesta perché convinti che utilizzasse aerei ed elicotteri della Finanza per scopi privati. Anche l’ex maresciallo della Dia, Giuseppe Ciuro, arrestato nell'ambito dell’inchiesta palermitana sulle «talpe» in procura, fra le varie accuse si è visto contestare il peculato per alcune telefonate verso siti hard ad alto costo. Anche per un presunto utilizzo illegittimo delle ambite auto blu, era finito sotto processo Salvatore Sottile, ex portavoce dell'allora ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Auto che, s’ipotizzava, venivano messe a disposizione di affascinanti soubrette. Peculato per tutti, tranne uno.