Tenta il suicidio con il gas, è grave

Riceviamo e pubblichiamo:

"Nell'articolo de Il Giornale (versione cartacea ed on line) del 4 maggio 2011 veniva erroneamente riportato che l'esplosione avvenuta in via Giambellino 146 a Milano sarebbe stata causata da un tentativo di suicidio dell'inquilino signor Caggiano, quando invece si trattò di un banale incidente domestico. Nello stesso articolo venivano inoltre pubblicati una serie di giudizi sulla personalità, sul carattere e sullo stato di salute psichica del suddetto signor Caggiano, anch'essi non corrispondenti alla realtà, atteso che il signor Caggiano è una persona solare, amica di tutti, molto socievole ed in perfetta salute psichica"

La conferma potrà darla solo lui, per il momento infatti c’è solo un sospetto che l’uomo abbia tentato il suicidio, rischiando la strage. E non è un modo di dire, visto che lo scoppio c’è stato e anche la fiammata che ha ridotto molto male l’inquilino, ora è in prognosi riservata, e spaventato a morte i vicini.
Il botto ieri verso l’1.20 al secondo piano di via Giambellino 146, complesso di case popolari, due edifici ai lati e un cortiletto in mezzo. «Ero a casa in piedi, il colpo ha fatto tremare il soffitto, facendomi perdere l’equilibrio e cadere a terra» racconta Irene, 18 anni, inquilina del terzo piano. «Sembra il terremoto» agiunge Cecilia, che abita sullo stesso pianerottolo del probabile aspirante suicida. Lanciato l’allarme arrivano pompieri, ambulanze e carabinieri. I vigili del fuoco entrano nel piccolo bilocale, 45 metri quadrati, salottino, camera da letto, bagno e micro cucina. Ferdinando, 57 anni è seduto sul divano, annerito dalla fiammata, capelli bruciati, gli abiti, probabilmente sintetici appiccicati al corpo. Attorno a lui si vanno spegnendo da sole alcune fiammelle. È ancora vivo, salvato da una finestra aperta che ha fatto sfogare l’onda d’urto. «Stavo entrando in cucina per prepararmi da mangiare» fa in tempo a farfugliare. Poi viene affidato al personale medico che lo porta al San Raffaele, dove viene ricoverato in prognosi riservata.
All’evento accidentale però non crede nessuno nel piccolo microcosmo del 146. Tutti sono concordi nel descrivere Ferdinando come una persona chiusa, poco trattabile, che raramente rivolgeva la parola ai vicini se non per litigare. «Abiterà qui da trent’anni e non ha mai lavorato. Credo vivesse con una piccola eredità della nonna» aggiunge Cecilia. Un solitario, forse un po’ «strano», qualcuno ricorda di una vicina chiamata a riconoscerlo dopo un ricovero forzato in psichiatria. Le sue condizioni psicologiche era poi precipitate in seguito alla rottura di un legame. Tre anni fa la persona con cui era legato se n’era andata e da allora lui si era ancor di più avvitato su se stesso. Ieri la «fuga» di gas e l’esplosione